KARANA
by Dashana
- Davvero Karana, non ti capisco proprio –
- Perché? –
La giovane si sistemò i capelli alla bell’e meglio e si accovacciò sul tappeto.
- Beh, perché ti sembra così strano? –
- Ma non provi un certo ribrezzo a congiungerti con quel…. con quel…. –
- Uomo, Elana. E’ un uomo. Un semplice, comune maschio umano –
- Ma Karana, lo dici in un modo che… che pare quasi ti piaccia! –
- Perché no? Ha un odore di daka selvaggio, ma a me piace il gusto di selvatico –
Tirò indietro la testa, gli occhi verde chiarissimo sfavillavano e le creste nasali erano solo un po’ arrossate.
Una ciocca umida si era incollata alla fronte, leggermente imperlata di sudore
Quell’esemplare di maschio umano non aveva solo l’odore forte di un daka, ma anche la sua potenza, la sua vitalità. Per un attimo pensò al compagno che la Razdaja le aveva assegnato. Si passò una mano al centro della fronte, come per cancellare qualcosa.
- Ti stai comportando come una… perdonami, come una… -
La risata di Karana risuonò nelle stanze attigue, facendo fremere le orecchie del piccolo bak che sonnecchiava nel patio.
- Sei proprio una bambina… non cambiare mai –
Elana aveva gli occhi di una tonalità più giallastra della sorella e li sgranava sovente, come se ogni cosa del mondo le procurasse stupore.
- Karana… -
Ma la ragazza era immersa nel ricordo della notte appena trascorsa.
Doveva unirsi ad Arhain e non lo amava. La Razdaja lo aveva scelto per lei e quest’unione avrebbe portato la prosperità ad Aptèrion. Lei non amava Arhain, non lo conosceva neppure, non voleva giacere con quel pallido Ek… per questo aveva deciso che, almeno per una volta, avrebbe seguito il suo istinto e si sarebbe concessa un ricordo da costruire, un cammeo da custodire nell’anima, un diamante che avrebbe illuminato tutte le notti che avrebbe dovuto trascorrere con quel qualcuno che non amava.
Aveva ancora addosso l’odore di quell’uomo venuto da lontano… le narici fremevano alla ricerca di ogni piccola essenza rimasta sul suo corpo…
- Karana…. ti devi preparare…. le nostre sorelle ti aspettano per lavarti e purificarti… -
Per un attimo ebbe paura di perdere l’odore che le si era fissato sulla pelle… poi capì che quello che le si era fissato nell’animo era più forte di qualsiasi sensazione olfattiva.
- Vorrei baciarti -
- Baciarmi? Cosa vuoi farmi? –
- Non sai cos’ è un bacio? –
- Mi farai male? –
L’uomo sorrise. Quella giovane bellissima era la donna più attraente che avesse visto da quando aveva dovuto lasciare la Terra, cinque anni prima. Anzi, forse era l’essere più attraente che avesse mai incontrato. Era splendida, ma non altera, era fresca come un mattino d’estate nelle Highlands….
- Non ti faro male… -
Quando le labbra dell’uomo si posarono sulle sue, Karana ebbe un sussulto, avvertì come un formicolio, le parve che le sue labbra fossero improvvisamente diventate più sensibili…
L’uomo dischiuse le labbra e mosse delicatamente la lingua, perché anche lei le dischiudesse.
- Che vuoi farmi? –
La ragazza arretrò spaventata.
- Vuoi ch’io mangi qualcosa di velenoso che mi ucciderà e tu mi porterai come trofeo sul tuo pianeta? –
- Hai la lingua anche tu, vero? – I suoi occhi sorridevano per quell’incantevole ingenuità.
- La lingua? –
- Questa – e dischiuse di nuovo le labbra per mostrarle il mostro pauroso che l’avrebbe aggredita.
- Sì. Ce l’ho anch’io… - anche lei dischiuse le labbra e mostrò la punta rosea della sua lingua
- Posso baciarti ora? Non ti farei nulla di male… -
Prese tra le mani il viso di Karana e di nuovo premette la bocca su quella della ragazza. Il rituale si svolse come la prima volta, ma Karana non arretrò. Anche lei dischiuse le labbra e le due lingue si sfiorarono, si rincorsero, si nascosero, si allacciarono.
- Karana… il bagno! –
Il ricordo si sgonfiò come una bolla di sapone, colpito dai richiami, sempre più insistenti, di Elana.
Le due sorelle andarono verso la vasca dove altre tre fanciulle aspettavano, le mani colme di fiori profumatissimi, che avrebbero reso l’acqua un incanto di aromi.
La giovane sciolse i suoi lunghissimi capelli, tenuti da uno splendido knath di pietre preziose, un dono della Razdaja, una specie di pegno per l’unione. Lasciò che le sfilassero la tunica bianca e si immerse nell’acqua aromatizzata dai fiori che le sorelle continuavano a portare. Chiuse gli occhi ed il ricordo apparve di nuovo, prepotente.
- Hai mai avuto un uomo Karana? –
- Un uomo? Che idea! Qui su Aptèrion non ci sono uomini, tu sei il primo… -
- Hai mai avuto un compagno? –
- Sto per unirmi –
- Non ti sei mai unita finora? Non hai mai dormito con il tuo fidanzato? –
- Fidanzato? Cos’è? –
- Il compagno col quale devi unirti –
- Certo che no, io non amo Arhain, ma ci uniremo – disse quasi scandalizzata
L’uomo avrebbe voluto fare l’amore con lei, ma non sapeva se era giusto…. Non era una ragazza qualsiasi, gli sembrava quasi di profanare qualcosa. Ma fu lei ad avvicinarsi a lui
- Però posso dormire con te. Se vuoi… – le creste nasali arrossirono e quelle frontali si gonfiarono leggermente. Poi fu lei a baciarlo. E tutto fu meraviglioso.
Elana le stava massaggiando le spalle con petali di lutka, un fiore profumatissimo, rosso come il fuoco dei vulcani di Hèredak e nel frattempo le parlava, eccitata come ogni giovane fanciulla appare di fronte all’idea di un’unione, anche se non la sua. Il cicaleggio della sorella era come il soffio del vento nella valle, si disperdeva lontano e Karana sembrava volersi lasciar andare alle parole, anche se non le stava ascoltando, perché le confondeva con altre parole.
- Perché non vieni con me, sul mio pianeta? –
- Devo unirmi! –
- Ma tu non ami il tuo compagno –
- E’ il mio compagno. Devo unirmi. –
Sentiva che le sue stesse parole non avevano più senso. Man mano che parlava, le pareva di parlare di un’altra, di una predestinata, di una donna che avrebbe portato la gioia. Ma sarebbe stato così? E se il suo sacrificio fosse stato inutile? Le venne alla mente lo sguardo della Razdaja.
- Devo unirmi…. Devo unirmi….-
E scappò via, inseguita dai richiami di quell’uomo che le aveva regalato una notte che non avrebbe dimenticato.
La sala era enorme e addobbata con molta ricchezza. Le luci erano abbaglianti ed il profumo dei fiori quasi soffocante.
Karana avanzava, tra due ali di folla inginocchiata. Dall’altro lato avanzava Arhain, lo sguardo fisso nel vuoto. L’anziana Razdaja attendeva, sdraiata in un cerchio di fiori e fuoco, le braccia allargate, gli occhi verso l’alto. Karana arrivò alla destra del cerchio, Arhain alla sinistra. Vi entrarono simultaneamente e si posero, con le gambe leggermente divaricate, ai lati della Razdaja. Iniziò a levarsi come una specie di canto, un brusio musicale… le voci di tutte le persone presenti crearono un’unica cupola sonora che avvolse i due giovani. Tesero le mani, l’una verso l’altro, strinsero l’una i polsi dell’altro. La Razdaja emise un grido. Il fuoco del cerchio si alzò d’improvviso e nascose i corpi di Karana e Arhain.
Poi il silenzio. Il fuoco non fremeva più come in un incendio, ma soffocava quasi in brace…
Al centro del cerchio un solo corpo, la nuova Razdaja.
- Luce alla nuova Razdaja! - gridava la gente – Luce a Karanarhain! –
Elana era tra la gente ed era felice. Sua sorella era stata scelta per l’unione ed era diventata la nuova Razdaja. In fondo alla sala un uomo aveva assistito a tutta la scena.
Oramai Karana non c’era più. Sarebbe tornato all’accampamento e poi alla Stazione 181. La Terra sarebbe stata la tappa successiva. Avesse potuto portarci Karana…. Si voltò per un istante…. Fu forse un’impressione, ma Karanarhain aveva appena appena dischiuso la bocca e la rosea punta della lingua aveva fatto capolino tra le labbra. Uno sguardo di un verde chiarissimo sembrò per un attimo brillare nella sua direzione.
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