TELEPATIA
SPIEGAZIONE SCIENTIFICA E CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE
seconda edizione


Prefazione dell'autore

Questo breve saggio è il frutto di una sintesi operata su materiale raccolto e trascritto da una serie di conferenze da me tenute all'università di Cambridge sulla Terra e all'apertura dei corsi all'Accademia della Flotta Stellare. Esiste altro materiale inedito di varia natura che, compatibilmente con la disponibilità di tempo dell'autore (che si è assunto l'onere di curarne la pubblicazione), verrà col tempo edito e trascritto. I due lavori che sono raccolti in questo saggio (Telepatia e Considerazioni Filosofiche) sono diversi per linguaggio e per natura (divulgazione scientifica e riflessioni filosofiche) ma hanno non pochi punti di contatto visto che il soggetto (la mente o il cervello) è unico, benché presentato sotto due punti di vista diversi. La prima parte di questo lavoro, che ho chiamato sezione 1, presenta una descrizione del fenomeno telepatico seguendo le ultime scoperte della medicina telepatica. I numerosi riferimenti al cervello terrestre sono giustificati da esigenze di divulgazione e dalla precisa scelta di non usare la lingua vulcaniana, allo scopo di garantire al presente saggio una diffusione il più vasta possibile. La seconda parte invece vuole illustrare una serie di considerazioni di natura filosofica riguardo alla natura della mente, coniugandole alla riflessione sull'esistenza e sull'essere. Secondo me è il giusto approccio per intendere correttamente il monito di Q. La possibilità di evolverci verso un nuovo stato dell'esistenza dipende anche da come pensiamo noi stessi, e da come ciò possa spingerci verso nuovi e radicali cambiamenti. Che tipo di discussione intendo promuovere con questo mio intervento? Bene, il mio obbiettivo principale è di analizzare e proporre nuove interpretazioni intorno alla concezione della mente e di prendere come punto di partenza le rivelazioni fatte da Q al capitano J.L.Picard. Il mio scopo è quello di promuovere un dibattito il più ampio possibile sulle ignote possibilità che l'esistenza stessa dischiude di fronte a noi. Qual è lo scopo di Q nel rivelare a Picard che il destino che ci attende è proprio quello di scoprire nuove possibilità dell'esistenza stessa? Come possiamo interpretare le sue parole? Il presente scritto si pone come obbiettivo proprio quello di portare chiarezza su questa questione e di porre nuove domande, senza pretendere di esaurire l'argomento o di dare soluzioni definitive. I metodi e le tecniche scelte sono mutuate dalla metafisica e dall'ermeneutica perché, data la natura dell'argomento trattato, sono gli unici strumenti che ci permettono di avviare una discussione produttiva, senza che questo significhi produrre affermazioni improbabili o infondate. A questo scopo mi rifaccio alla prima legge di metafisica del filosofo vulcaniano Kiri-Kin Tha's1 che elimina la possibilità che questo accada.






Lunga vita e prosperità. Sono Saduk figlio di Sarmuk e T'Pan, Uditore dell'Accademia delle Scienze di Vulcano. Pubblico qui il mio intervento al convegno "Sulla Natura della Mente" tenutosi all'Università di Cambridge sulla Terra.


SEZIONE 1 - SPIEGAZIONE SCIENTIFICA
Mi è stato chiesto dagli organizzatori del convegno di presentare il punto di vista vulcaniano sulla natura della mente, ed io ho accettato l'onore di rappresentare Vulcano e la sua cultura in questa sede. Ho scelto di parlare della telepatia e delle sue implicazioni scientifiche e culturali su Vulcano. Come i Vulcaniani pensano la mente? Come questo influenza lo sviluppo delle loro capacità telepatiche e della loro cultura?
Prima di dare risposta a queste domande, intendo ricordare ai presenti come si origina il fenomeno telepatico nella mente dei Vulcaniani. Premesso che il cervello vulcaniano ha delle sue peculiarità rispetto a quello umano, passiamo a parlare della cellula neuronica che è l'unità anatomica e funzionale del sistema nervoso. Il neurone è composto dalla cellula e dai suoi prolungamenti, che si dividono in due tipi:
a) i dendridi, che sono prolungamenti protoplasmatici che si presentano come una ramificazione che nasce dal corpo cellulare;
b) l'assone, che è allungato e non è ramificato.
I neuroni sono connessi tra loro con una particolare giunzione detta sinapsi. Le sinapsi si stabiliscono tra le espansioni terminali dell'assone di un dato neurone e i dendridi o il corpo cellulare, o l'assone di un altro neurone. La trasmissione sinaptica dell'impulso da un neurone ad un altro avviene grazie alla liberazione di un mediatore chimico. L'interno della cellula neuronica è elettronegativo rispetto all'esterno: questa differenza si chiama potenziale di riposo. La membrana della cellula possiede cariche positive allineate sulla superficie esterna e negative su quella interna: la membrana è dunque polarizzata. Quando insorge eccitamento la membrana si depolarizza, l'interno della cellula perde rapidamente la sua elettronegatività e diventa elettropositivo, poi lentamente torna alla condizione precedente: questo evento si chiama potenziale d'azione ed è in rapporto con l'eccitamento.
L'inibizione presinaptica è un processo molto interessante ed è il primo elemento che introduce la spiegazione del fenomeno telepatico. Il neurone presinaptico inibitore è responsabile del fenomeno inibitorio. Come avviene l'inibizione? Il neurone afferente (che trasmette l'impulso) stimola il neurone efferente (via che trasmette gli impulsi generati nei centri) causando eccitamento (ed il potenziale d'azione). Tra questi due neuroni ve n'è un terzo, che in taluni casi interviene bloccando il potenziale d'azione, cioè inibendolo. Responsabile dell'inibizione negli Umani è il GABA (acido-gamma-aminobutirrico), che viene liberato come mediatore chimico; nei Vulcaniani vi è un mediatore simile. Una peculiarità dell'inibizione presinaptica è la sua lunga durata; essa avviene ad opera di influenze del sistema nervoso centrale ed è un meccanismo a controreazione, ossìa un feedback di tipo negativo; il suo scopo è quello di concentrare le risorse mentali annullando gli altri impulsi. Un simile meccanismo è necessario se pensiamo all'entità dello sforzo necessario per portare avanti una fusione mentale. L'attività telepatica nel cervello vulcaniano ha luogo in una sezione che corrisponde negli Umani al sistema limbico, con l'apporto essenziale del diencefalo. L'attività della serotonina è responsabile di uno stato iniziale di concentrazione simile ai primi momenti del sonno paradosso (stato in cui l'attività elettrica del cervello durante il sonno è come quella da sveglio). Durante l'attività telepatica vengono emesse dall'ippocampo onde theta e delta, vi è una inibizione presinaptica, un aumento del flusso sanguigno, scompaiono i meccanismi termoregolatori (come il brivido, la sudorazione etc), l'attività del sistema nervoso è più intensa. Negli Umani l'emissione di onde delta è limitata ai primi anni di vita; quando il bambino cresce, la presenza di onde alfa diventa preponderante. Nei Vulcaniani ciò non accade, anzi la produzione di onde delta e theta è molto intensa. I neuroni piramidali della corteccia cervicale funzionano come dipolo (entità elettriche con due cariche di segno opposto), e sono nei Vulcaniani i principali responsabili della trasmissione di segnali telepatici. La trasmissione attraverso la corteccia cerebrale avviene con emissione di onde delta con frequenza pari a 4 GHz ed il periodo è quindi di 4 nanosecondi e la si può paragonare approssimativamente alle trasmissioni radio, con concatenazioni di campi elettrici e magnetici. Il mediatore chimico che dà origine alla trasmissione è un neuropeptide che serve come mediatore dell'intero processo. La ricezione del messaggio telepatico avviene attraverso il diencefalo, che in questo caso funziona come organo di senso o recettore (i recettori sono terminazioni nervose o cellule che captano le influenze delle diverse forme di energia che agiscono sull'organismo e le trasformano in segnali che vengono trasmessi dai nervi ai centri. Taluni recettori sono così complessi da essere dei veri e propri organi, come l'occhio. Gli stimoli devono avere una certa intensità, cioè un valore minimo di energia detto soglia). I recettori possono essere paragonati a dei trasduttori, ossìa ad apparecchi capaci di trasformare per esempio energia elettrica in meccanica o viceversa. Gli impulsi elettrici telepatici vengono captati dal talamo e decodificati come processi chimici, essi vengono sommati all'esperienza personale ad opera del talamo e processati dall'area del cervello vulcaniano che si occupa dell'elaborazione del linguaggio. Essa è simile a quella sezione del cervello umano chiamata area di Wernicke, che provvede alla comprensione del linguaggio. Ho ricordato come nasce il fenomeno telepatico perché questo mi dà la possibilità di introdurre altre considerazioni che ci possono aiutare ad investigare la natura della mente.
Vi è un necessario legame tra la telepatia, la mente e come noi la pensiamo, che orienta e determina lo sviluppo della civiltà di Vulcano.


SEZIONE 2 - CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE2
Abbiamo visto come nasce il fenomeno telepatico, ma un'altra questione è rimasta nell'ombra. Il cervello non si esaurisce nella sua fisicità o nella sua attività chimica ed elettrica. Esso è anche la mente, e qui per esaminare il rapporto mente/cervello e le sue implicazioni occorrono strumenti diversi da quelli finora impiegati.
Permettetemi di ricordarvi le domande che hanno aperto il mio intervento in questo convegno: come i Vulcaniani pensano la mente? Come questo influenza la loro cultura? E aggiungo adesso: qual è l'approccio migliore per una produttiva indagine sul rapporto/interazione mente/cervello?
Quest'ultima domanda ci riporta al problema degli strumenti di indagine e la sua risposta porterà progressiva chiarezza anche alle altre domande. Mi avvalgo, come mia abitudine in presenza di un pubblico terrestre, di strumenti e teorie che la cultura della Terra mette a disposizione, per illustrare analoghi concetti nella cultura vulcaniana. Ecco la mia proposta: possiamo vedere i processi chimici del cervello come segni (caratteri di un testo), nel senso che dobbiamo sforzarci di considerare la mente come un testo nel quale troviamo "scritte" informazioni che noi possiamo scomporre ed interpretare. Questo approccio viene dagli Umani definito ermeneutico (l'ermeneutica è la disciplina che si occupa dell'interpretazione del testo) e garantisce interessanti riflessioni, ricche di conseguenze teoriche e pratiche. Il mio intento vuol essere quello di suggerire quelle teorie che ritengo più efficaci e che aprono prospettive interessanti, senza che questo implichi un giudizio ed una contrapposizione basata sulla loro veridicità. I Vulcaniani concepiscono la mente in molti modi simultaneamente, nessuno dei quali deve essere ritenuto vero o determinante in maniera esclusiva. A sostegno della mia tesi posso citare il vostro Godman3: «Versioni del mondo contrastanti possono essere relativizzate, ognuna è corretta in base ad un dato sistema. In quale senso non banale ci sono più mondi? In questo senso: molte versioni del mondo diverse sono indipendentemente importanti senza che si debba chiedere o presumere la loro riducibilità ad un'unica base; tutte le versioni corrette non possono essere ridotte ad una sola; l'evidenza a favore di una tale riducibilità è trascurabile, e perfino la pretesa è nebulosa, dal momento che la fisica stessa è frammentaria». Si potrebbe dire che l'autore di questa frase conoscesse l'IDIC (Infinite Diversità in Infinite Combinazioni) e l'importanza che ha nella cultura vulcaniana; così non è, trattandosi di un pensatore del XX secolo. Troviamo un altro pensatore che ritiene pertinente un approccio ermeneutico sull'Uomo (ovviamente estendo il concetto a tutte le razze umanoidi, Cardassiani compresi). Cosė Heidegger4 ci dice che ciascuno di noi si trova costantemente rinviato ad una certa situazione interpretativa che gli è preliminarmente data e dispone sempre di una certa precomprensione di ciò a cui ci si pone domande; si tratta di interpretare questo insieme di presupposti in cui sempre l'Uomo (come razza umanoide) si mantiene e che contraddistingue l'ermeneutica come interpretazione della vita e dell'uomo, che non è solo oggetto di interpretazione ma anche soggetto, perché si rapporta sempre a sé stesso ed in questa maniera si comprende e si interpreta. Suggerirei di accostare al termine mente il termine testo, così da chiarire i suoi molteplici significati e consiglio di pensarli assieme; ritengo che questo ci porti ad avere strumenti linguistici più precisi. Il testo/mente richiede che si tenga conto della nostra precomprensione e dei nostri pregiudizi (le aspettative riguardo alla verifica di una nostra ipotesi, guidate dalle verità che storicamente e comunemente vengono accettate dalla nostra cultura), che si modificano in ragione dell'oggetto o del problema particolare della nostra ricerca. Si badi bene che una simile prospettiva non è mai conquistata appieno, ma è sempre una verità mutevole che noi perseguiamo. Vorrei osservare che l'analisi comprensiva del mondo della mente può costituirsi come metafisica, cioè come descrizione genetica (o dell'origine) delle forme con cui esprimiamo e pensiamo il mondo. L'uso del linguaggio metafisico non deve stupire, perché esso garantisce quella pluralità di significati e di sviluppi speculativi che pongono riflessioni e spunti altrimenti trascurati. Si tratta quindi di apprezzare i problemi che spingono a quest'uso impreciso del linguaggio e non a dichiarare incongruo ed improponibile il linguaggio della metafisica. Riprendo il concetto di ermeneutica prima esposto per accostarlo da un punto di vista diverso: vi è presso gli Umani un preciso filone di pensiero che sostiene che l'aspetto fondamentale dell'oggettività (realtà) è l'insieme di relazioni (struttura) che gli oggetti intrattengono gli uni con gli altri. Attraverso l'esame dell'interazione delle strutture (insieme di relazioni da cui dipende ogni manifestazione della mente che è riconducibile a schemi precisi) noi possiamo interpretare la realtà, mediante un procedimento ermeneutico mirante alla conoscibilità delle ragioni di spiegazione della complessità dei fenomeni percettibili e contemporaneamente come modelli di organizzazione profonda dei pensieri stessi. Se utilizziamo questo procedimento nell'approccio al testo/mente, possiamo dedurre che esso contenga un'oggettivitè e che funzioni come un sistema autonomo, nel quale sia implicita una struttura/significato che si impone all'interprete del testo/mente e che tale struttura sia imprescindibile ed indipendente dalla volontà di chi lo esamina (noi come soggetto ed interprete decostruiamo5 il testo/mente). Il messaggio che è disseminato nel testo/mente (disseminato perché esso è il risultato di una intenzione semantica dispersa) viene decodificato nel momento in cui è letto (è la nostra "lettura" che ricostruisce il testo).
Il paragone con un testo scritto, che la lettura stessa costruisce interpretandolo, è un'immagine speculare dei processi mentali , simbolici e culturali operati dalla mente. In che senso intendo un approccio metafisico ed ermeneutico? Bene, ciò che voglio sia evidente è che ritengo ci siano fondati motivi per pensare la persona nella sua complessità come soggetto/oggetto (come "essere nel mondo" in senso Heideggeriano: cioè un crescere nel mondo in cui si è immersi e all'interno del quale ci si interpreta e ci si comprende). Entro questo quadro teorico si percepisce l'esistenza mentale del soggetto, fatta di istituzioni sociali e politiche, di suoi linguaggi e di forme artistiche e rituali. Per questi motivi una spiegazione delle ragioni del soggetto richiede un approccio ermeneutico. Gli eventi della mente possono essere considerati come una "parola"? Ad un certo livello di astrazione, sì. Parliamo di una particolare visione del problema che ci fornisce una chiave interpretativa diversa, permettendoci di studiare le implicazioni psico/culturali della concezione della mente nella società vulcaniana, a sua volta specchio della ricerca del senso dell'esistenza. Quindi noi diremo che una parola si può interpretare (ermeneuticamente) e decodificare, e che, se interrogata, rivela allusioni a esperienze non fisiche ma meta-fisiche (ossia simboliche e culturali). Secondo Wittgenstein6 molte "cose" sono parole, (cioè non legate a realtà oggettive, ma solo ad espressioni del linguaggio) e queste parole non rimandano a referenti cosali/oggettivi, per cui stati ed eventi psichici si configurano in realtà soprattutto come costruzioni semantiche complesse. Ebbene noi cerchiamo il senso, nell'accezione del termine usata da Weimer (ciò che di un evento psicofisico viene ricercato dalla conoscenza del soggetto). Cercare il senso significa quindi capire che cosa una determinata credenza o esperienza rappresentino per me, che cosa rappresentino all'interno di un determinato background e contesto di carattere psico-esistenziale e socio-culturale. Riprendendo il pensiero di Malcom7 possiamo dire che se tutto è linguaggio (ovvero comunicazione) il soggetto (nell'accezione filosofica del termine) non deve dire o spiegare come è fatta la realtà, bensì elaborare una serie di costrutti espressivo/interpretativi, funzionali alle sue diverse esigenze e condizioni. Ciò equivale a dire che le descrizioni devono essere molteplici; per cui si devono ammettere anche descrizioni di tipo psico/culturale ed esistenziali riguardanti il pensiero stesso. Grover Maxwell ci dice che due diversi approcci descrittivo/interpretativi ad un fenomeno psicofisico possono produrre due diverse caratterizzazioni di quel fenomeno (e da spiegare in modo diverso) ma non antitetiche. Un evento può essere sia mentale che fisico.
Non è mia intenzione suggerire una metodologia precisa ma piuttosto aprire tutta una serie di problemi su cui è bene interrogarsi poiché, data la natura della mente vulcaniana ed umana, le nostre idee sulla mente orientano lo sviluppo e la crescita delle nostre facoltà. Se ampliamo lo sviluppo ed i significati delle domande che ci poniamo, amplieremo anche l'orizzonte delle nostre capacità, fino ad oltrepassare i nostri attuali limiti.
L'incontro con "Q", testimoniato dai diari del Capitano Jean Luc Picard, e le rivelazioni che lo stesso "Q" ha fatto al capitano circa il futuro delle razze umanoidi e sulle possibilità di evoluzione ed espansione della loro mente, ci dicono quale possa essere il nostro futuro ed il nostro ruolo nello sviluppo dell'Universo. Mi preme ricordare le esatte parole pronunciate da "Q": «Volevamo vedere se eri capace di espandere la tua mente ed i tuoi orizzonti, ed in effetti, per un breve momento ce l'hai fatta. Per quell'unica frazione di secondo ti sei posto dei quesiti del tutto nuovi: quella è l'esplorazione che vi aspetta; non scoprire stelle o studiare le nebulose, ma esplorare a fondo le ignote possibilità dell'esistenza8».

Io credo che la riflessione sulla mente che su Vulcano è in corso, possa fornirci la chiave per aprire quelle porte; inoltre credo che si possa collegare al fenomeno telepatico ed alla mente la riflessione sulla natura dell'essere, così tipica della metafisica, e la riflessione sul significato del segno e del testo, propria dell'ermeneutica, che può così aiutarci ad interpretare le istanze della mente.
Ringrazio l'uditorio per la paziente attenzione che mi ha dedicato e di una sola cosa mi dolgo: che non vi siano state le condizioni per somministrarvi, con la fusione mentale, il mio lungo e tedioso argomentare.

Lunga vita e prosperità!

SADUK






    NOTE DELL'AUTORE
  1.   «L'irreale non esiste».   [ritorna]
  2.   «Per tracciare al pensiero un limite dovremmo poter pensare ambo i lati di questo limite, dovremmo poter pensare quel che pensare non si può» Wittgenstein, dalla prefazione al "Tractatus logico-philosophicus", fonte di ispirazione per parte dell'impostazione del presente lavoro.   [ritorna]
  3.   Nato nel 1906. "Modi di vedere il mondo" Ed. Laterza.   [ritorna]
  4.   Martin Heidegger (1889-1976) "Lettera sull'Umanesimo" M.H.Segnavia Ed. Adelphi.   [ritorna]
  5.   Decostruzionismo: vedere J. Derrida. "La scrittura e la differenza" Ed. Einaudi.   [ritorna]
  6.   L. Wittgenstein. "Ricerche filosofiche" Ed.Einaudi.   [ritorna]
  7.   N. Malcom "L.Wittgenstein" Ed. Bompiani.   [ritorna]
  8.   Star Trek TNG: "Ieri, oggi, domani" ult. ep. VII stagione.   [ritorna]



Scritto dai seguenti esseri - Written by the following beings

  • Giuseppe Ruiu aka "Saduk" 4094-A

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