SCHEDA SUL SEHLAT

SEHLAT SILVESTRIS








Classificazione:

Regno: Animale

Superphilum: Cordati

Philum: Vertebrati

Classe: Mammiferi

Sottoclasse: Euteri o placentati

Ordine: Carnivori

Famiglia: Sehlatidae

Genere: Sehlat

Specie: Sehlat Silvestris





Caratteristiche:

Altezza al garrese: 160 – 180 cm

Lunghezza testa–corpo: 200 – 250 cm

Lunghezza coda: 40 – 50 cm

Peso maschio: 150 – 180 kg

Peso alla nascita: 750 – 1000 gr

Numero cuccioli per nidiata: 1 – 6

(Il maschio adulto è più grosso della femmina di circa il 20%)

Mantello: colore variabile dall’ocra gialla al fulvo, fino al marrone scuro; (la tinta è studiata per mimetizzarsi perfettamente con l’ambiente circostante fatto di aride savane di Vulcano)

Lunghezza canini: 20 cm




Il genere Sehlat comprende due specie: il Sehlat selvatico (nome specifico: Sehlat Silvestris) e il Sehlat domestico (nome specifico: Sehlat Domesticus).


Generalità.


Il Sehlat è un organismo eterotrofo multicellulare diploide. Esistono organi, detti gonadi, dai quali si sviluppano per meiosi due tipi di gameti aploidi (spermi mobili e uova) dalla cui unione deriva uno zigote diploide che si accresce per mitosi successive dando luogo ad un complesso sferoidale di cellule detto blastula.

Queste caratteristiche fanno si che il Sehlat possa essere annoverato nel regno animale.

E’, altresì, un appartenente al Superphilum dei Cordati in quanto è presente nell’embrione una corda dorsale. La corda dorsale è un organo a forma di bastone. E’ molto resistente e flessibile. Ha esclusivamente una funzione di sostegno.

Nel Philum dei Vertebrati la corda dorsale sussiste solo a livello embrionale, e, durante lo sviluppo del feto, viene sostituita dalla colonna vertebrale.

Il Sehlat possiede i tratti caratteristici dei Mammiferi in quanto possiede un corpo ricoperto da peli ed è riscontrabile, nelle femmine della specie, la presenza di ghiandole mammarie.

Sono animali vivipari, poiché provvedono all’allattamento dei propri cuccioli, inoltre adoperano “cure parentali” nei confronti della prole. Cure che si protraggono per tempi relativamente lunghi e che mirano ad un perfetto inserimento dei giovani individui nell’ambiente difficile che li circonda.

Il Sehlat appartiene alla sottoclasse degli Euteri (o placentati); ciò significa che gli embrioni si sviluppano all’interno del corpo materno. Il nutrimento, durante questo periodo, è assicurato da sierosa ed allantoide che si mettono in relazione con la parete dell’utero determinando la possibilità di scambi tra genitrice ed embrione.

La placenta, oltre ad assicurare il nutrimento, ha anche funzione respiratoria ed escretoria.

La sierosa possiede dei villi che penetrano profondamente nella parete uterina. Dopo il parto la placenta viene espulsa, mediante forti contrazioni, asportando anche una parte della mucosa della parete dell’utero.

Questo provoca un’emorragia fisiologica caratteristica dei mammiferi deciduati.

La placentazione è zonaria, in quanto i villi hanno una disposizione a manicotto intorno all’embrione in formazione. I villi digeriscono l’epitelio e il connettivo uterino mettendosi in contatto con l’endotelio dei vasi sanguigni della mucosa.

La durata della permanenza del piccolo Sehlat nel grembo materno varia dai 120 ai 150 giorni.


Anatomia.


L’alimentazione del Sehlat è a base di carne.

Questa caratteristica fondamentale fa, di questi animali, degli appartenenti all’ordine dei Carnivori.

In quanto carnivori, infatti, possiedono denti secodonti, ossia a cuspidi taglienti.

Quattro denti sono simili a lame e vengono denominati “denti ferini”. Si tratta dell’ultimo premolare della emi-mascella superiore e dell’unico molare della emi-mascella inferiore.

I denti possiedono forme diverse a seconda della posizione occupata all’interno della cavità della bocca.

Questo indica che ci troviamo di fronte a mammiferi eterodonti.

La formula dentaria del Sehlat è la seguente:

3 1 3 1         mascella

---------------------------------------

3 1 3 1         mandibola

La serie superiore indica i denti (nell’ordine: incisivi, canini, premolari, molari) della emi-mascella superiore, mentre la serie inferiore indica i denti infissi negli alveoli della emi-mascella inferiore.

Abbiamo quindi un totale di 30 denti, i cui costituenti principali sono smalto e dentina.

I denti ferini vengono utilizzati per lacerare la carne delle prede catturate.

E’ una dentatura difiodonte: ciò significa che la prima dentatura, detta di latte, viene sostituita una sola volta da una dentatura che sarà poi quella definitiva.

Le gengive sono fornite di recettori nervosi che consentono all’animale di capire quale è il punto migliore per affondare i denti e uccidere così la preda nel minor tempo possibile.

La lingua, lunga e flessibile, è ricoperta da milioni di piccoli e sottili peli che la rendono ruvida.

Lo scopo di tali formazioni è quello di strappare il pelo delle vittime prima di iniziare il pasto.

La lingua viene altresì utilizzata per la detersione e la cura del proprio mantello.

L’arto è digitigrado.

Il Sehlat poggia solo le dita al terreno. I metacarpali e i metatarsali sono allungati e non poggiano al suolo, mentre il calcagno si innalza.

Le dita sono munite di lunghi artigli non retrattili.

Questo gli consente di avere un’ottima aderenza al terreno e di raggiungere grandi velocità, stimate tra gli 80 e i 90 km/h, e portentosi scatti. Tuttavia proprio la presenza di artigli retrattili, nonché quella della clavicola nel cinto toracico, gli impediscono l’arrampicamento sugli alberi.

Il piede è fornito di uno strato di tessuto cutaneo fortemente ispessito che lo rende particolarmente resistente.

Questo strato ricopre il cuscinetto il cui scopo è quello di assorbire i colpi dovuti ai balzi. Inoltre rende le dita più forti e compatte.

Negli arti anteriori, ed esclusivamente in essi, compare il cuscinetto carpale, che ha il compito di evitare slittamenti dopo i salti.

Le zampe sono relativamente corte ma la muscolatura dell’animale è possente, perfettamente adattata al campo gravitazionale vulcaniano che corrisponde a 1,15 G.

La struttura ossea è salda e compatta.

Il cranio si divide in due parti:

  • Splancnocranio

  • Neurocranio

Lo Splancnocranio, o cranio viscerale, è la parte inferiore collegata all’apparato masticatorio, e comprende:

  • ossa nasali

  • ossa zigomatiche

  • mascella

  • mandibola

  • osso ioide

Il Neurocranio è la scatola cranica che racchiude l’encefalo e gli organi di senso specifici, ossia l’olfatto, la vista e l’udito.

La colonna vertebrale, lunga e flessibile, si connette al cranio tramite due condili occipitali.

Poiché è presente un muscolo diaframma, che separa il torace dall’addome, le vertebre si distinguono in:

  • 7 cervicali

  • 7 toraciche

  • 10 lombari

  • 5 sacrali

  • 5 – 7 caudali

Le prime due vertebre cervicali prendono il nome di atlante e epistrofeo. Presentano un foro vertebrale di forma triangolare.

Le toraciche si distinguono per la presenza di faccette e semifaccette costali, il foro vertebrale è di forma circolare e sono presenti processi spinosi lunghi e rivolti verso il basso.

Le vertebre lombari hanno un corpo molto voluminoso e un foro vertebrale triangolare. Assenza di faccette e semifaccette.

Nel sacro le prime tre vertebre si espandono lateralmente nelle ali che consentono l’articolazione con i due ilei (ossa facenti parte del cinto pelvico).

Le vertebre caudali sono in numero variabile da 5 a 7, sono piccole e non presentano processi spinosi.

La coda del Sehlat è piccola, se relazionata alle dimensioni dell’animale, e si conclude con un ciuffo di peli terminale.

L’apparato digerente è quello tipico dei grandi carnivori.

Il tubo digerente è corto e poco circonvoluto, in quanto la sua dieta è strettamente a base di carne.

Nella specie domestica (Sehlat Domesticus) troviamo piccole differenze.

Oltre alle ridotte dimensioni corporee si ha che il tubo digerente è più lungo in relazione alla possibilità di reperire altri tipi di cibo. La dieta è quindi più varia.

Il Sehlat presenta nell’esofago una muscolatura particolarmente specializzata che può essere controllata dall’encefalo. Esso può comandare opportune contrazioni al fine di espellere cibo non gradito, oppure allo scopo di rigurgitare il cibo per i cuccioli.


Organi di senso.


L’apparato uditivo è molto sviluppato. E’ anch’esso adattato per essere funzionale in condizioni di aria rarefatta tipiche di Vulcano.

Le orecchie sono piuttosto piccole e presentano un arrotondamento all’estremità per migliorare la capacità uditiva.

Gli occhi sono posti frontalmente sul muso e consentono una perfetta visione binoculare grazie alla quale possono valutare le distanze con assoluta precisione.

Gli occhi sono adattati alla visione notturna.

L’iride può allargarsi fino a consentire una visione particolareggiata anche a notte fonda.

Caratteristica importante su un pianeta privo di lune nel quale la notte non è mai rischiarata dal chiarore lunare.

Inoltre l’iride può richiudersi, fino a raggiungere il diametro di pochi centesimi di millimetro, in presenza di luminosità intensa e colori cangianti.

Oltre alle palpebre, superiore ed inferiore, come ulteriore protezione per il bulbo oculare è presente la terza palpebra.

Si tratta di una protezione contro attacchi di altri animali, da agenti atmosferici quali polvere e vento, e dalla luce troppo intensa.

La terza palpebra è una piega della congiuntiva che scorre sopra l’occhio obliquamente. Oltre alla funzione di protezione svolge un altro importantissimo compito che è quello di lubrificare la parte anteriore dell’occhio.

L’odorato è particolarmente sviluppato nel Sehlat.

L’organo olfattivo è fisicamente simile a quello dei mammiferi terrestri con la differenza che il naso del Sehlat presenta uno sviluppo molto più esteso della mucosa olfattiva e i cornetti sono più sviluppati e numerosi.

I cornetti si presentano come 8 lamine ossee molto ramificate ed arricciate a formare un groviglio lamellare con una superficie mucosa estesissima di cui buona parte è olfattiva.

Dietro agli incisivi superiori c’è il cosiddetto organo di Jacobson che gli permette di avvertire segnali chimici a grande distanza. E’ a funzione sessuale. E’ in grado di recepire i feromoni emessi dalle femmine in estro o la presenza nel territorio di un altro maschio.

L’organo del Jacobson permette inoltre di sentire l’odore del cibo durante la masticazione.




Caccia.


I denti e gli artigli sono le armi di cui i Sehlat si servono per catturare e uccidere la preda.

Il corpo è agile e scattante nonostante la mole.

Denti affilatissimi e artigli possenti uniti alla potenza della muscolatura degli arti fanno del Sehlat un eccellente predatore.

La caccia del Sehlat è metodica. Osserva, nascosto tra le rocce o i cespugli, gruppi di animali tra cui scelgono gli individui più deboli, anziani, o giovani inesperti. Avvistata la possibile preda procedono sottovento verso la vittima designata in modo che il loro odore non possa essere percepito.

Quando la preda si rende conto del pericolo è ormai troppo tardi.

Il Sehlat agisce in velocità affondando gli artigli nella schiena dell’animale per atterrarlo, dopodiché provvede a serrarne la gola con le possenti mascelle provocandone la morte per soffocamento.

La preda viene consumata sul posto in tutta fretta. Se il Sehlat è una femmina con i cuccioli la preda viene trascinata vicino alla tana per permettere ai cuccioli di nutrirsene. Concluso il pasto, la carcassa viene nascosta per non attirare altri predatori.


Ciclo vitale.


La femmina di Sehlat può dare alla luce da 1 a 6 cuccioli.

Tuttavia spesso la nidiata non è composta da più di 3 piccoli che vengono accuditi esclusivamente dalla madre.

I cuccioli nascono ciechi e sordi, sono completamente indifesi e dipendenti dalla madre in tutto.

Ad 1 settimana di vita aprono gli occhi e sono in grado di distinguere le variazioni di luminosità. In seguito la vista si sviluppa completamente insieme all’apparato uditivo.

A 4 settimane possono camminare speditamente ma evitano di allontanarsi dal rifugio che la madre ha scelto per loro

A 3 mesi i piccoli sono completamente svezzati. Cominciano a mangiare la carne rigurgitata dalla madre e in seguito imparano a cacciare e a uccidere a morsi le loro piccole prede.

Le cure parentali si concludono a circa 2 anni 3 anni di vita anche se i rapporti tra i membri della famiglia possono perdurare per vari anni.

La maturità sessuale arriva intorno ai due anni per la femmina e intorno ai tre anni per il maschio.

La femmina in estro emana segnali odorosi che vengono immediatamente avvertiti dal maschio.

A questo punto può avvenire l’accoppiamento e il ciclo si ripete.




Tenente Comandante Shaq T’Quan (Loredana Atzei)

Ufficiale Medico Capo della USS Capella - NCC 54999







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  • Loredana Atzei aka "Shaq T'Quan" 164

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