Sono Saduk figlio di Sarmuk, ricercatore dellAccademia delle Scienze di Vulcano. Questo breve scritto originariamente nasce come recensione critica del saggio dellamica Anna, ed è incentrato esclusivamente sulla questione della lingua vulcaniana. Riconosco che la questione della lingua costituisce solo una parte del saggio, ma come qualche volta succede, preparando questa recensione mi sono reso conto di sentire la necessità di intervenire proprio su questo aspetto toccato nellarticolo. Probabilmente la mia riflessione ha preso il sopravvento rispetto allintento originale di scrivere una semplice recensione.
Lunga vita e prosperità.
Non sempre un recensore ha la fortuna di commentare un lavoro così interessante come il saggio Approccio alla metafisica vulcaniana di Anna Perugini. Larticolo ha numerosi pregi: tratta di un argomento poco conosciuto della cultura vulcaniana; esamina linfluenza e le particolarità della metafisica su Vulcano dando una nuova ed interessante interpretazione della prima legge del filosofo vulcaniano Kiri-Kin-Thas1; tratta delletica; delle proprietà della lingua e si sofferma anche sul rito del Kolinahr.
Come si vede, lapproccio complesso e variegato, costituisce di per sé un merito che va riconosciuto allautrice. Le fonti e le ispirazioni sono altrettanto ricche. Si va dalla morale provvisoria cartesiana alla teoria degli insiemi di Zermello2, passando per un approccio linguistico che cerca di dimostrare lesistenza di una lingua vulcaniana il più precisa3 possibile e senza le comuni forme di ambiguità degli altri linguaggi. Larticolo si sofferma anche sul presunto misticismo vulcaniano per sfatare una volta per tutte un pregiudizio comune che vedeva nel vulcaniano un seguace dellantico buddismo.
La mia riflessione si è focalizzata sulla questione della lingua vulcaniana e sulle considerazione che lautrice presenta , le quali a loro volta producono alcune conseguenze interessanti dal punto di vista filosofico.
Come mia abitudine mi rivolgerò allesperienza della filosofia della Terra per meglio chiarire alcuni concetti della cultura Vulcaniana.
Si può parlare di Linguaggio ideale su Vulcano?
Stando allesperienza dei filosofi terrestri e alle conseguenze paradossali a cui le teorie che hanno proposto questo tipo di linguaggi danno vita, io direi che ciò è altamente improbabile. La comprensione di se e delle proprie esperienze non trova espressione, a causa delle sue stesse regole, nel linguaggio ideale. La stessa possibilità di capire gli altri è legata alla comprensione che abbiamo di noi stessi.
La riflessione sul possibile sviluppo di una lingua ideale su Vulcano, mostra interessanti paralleli con analoghe considerazioni svolte dalla metà del XIX secolo fino ai primi del XX secolo da una corrente filosofica terrestre: la filosofia analitica. Questo fatto storico rende il mio riferimento obbligato oltre che opportuno.
Cosè dunque un linguaggio ideale?
Il linguaggio ideale4 è un modello di lingua esatta e priva di contraddizioni. I primi tentativi importanti di costruire una lingua di tal fatta vengono fatti da Leibniz5. Seguendo il modello della matematica egli voleva realizzare un linguaggio universale con il quale si potesse rappresentare ogni idea, legando il calcolo alla lingua su cui si doveva basare. Questa intuizione porterà qualche secolo più tardi allo sviluppo della logica matematica e della logica formale.
Frege e Carnap, convinti di trovarsi di fronte a pseudo-problemi, creati da un uso errato della lingua, tentarono di dissolverli trasformandoli in problemi di sintassi. Lidea era quella di depurare6 la lingua dalle speculazioni della filosofia precedente in modo da restituirle le sue proprietà epistemologiche-cognitive, rendendola compatibile con il progresso scientifico. È evidente lanalogia con le idee espresse nel saggio di Anna (è doveroso dire che nello scritto non si presenta una vera a propria teoria del linguaggio, si deve parlare infatti di intuizioni, anche se legate logicamente allimpostazione seguita in tutto larticolo. Non escludo quindi che alcune idee vengano in seguito rielaborate dallautrice in vista di una trattazione esaustiva.) il quale afferma che su Vulcano si è sviluppato un Linguaggio Ideale, con caratteristiche di precisione tali da escludere la molteplicità di senso e le ambiguità presenti nel linguaggio ordinario.
Il paradosso di Epimenide7 in un Linguaggio Ideale non si potrebbe formulare, perché privo di senso in quanto le parole sono usate arbitrariamente (una eccezione è rappresentata dai paradossi matematici, che però hanno diversa soluzione -vedi nota- ).
Questa non formulabilità potrebbe sembrare a prima vista la soluzione al problema. È veramente così, oppure ci troviamo di fronte ad un vuoto che limita le possibilità espressive di una lingua? Come mi appresto a dimostrare, ritengo che ci si trovi di fronte ad un limite che pregiudica sia la comunicazione con gli altri popoli della galassia, sia la capacità di comprendere fino in fondo culture diverse da quella vulcaniana.
Il programma tracciato dai filosofi che ho sopraccitato,per certi versi ha costituito un tentativo affascinante di elaborare una filosofia in grado di assumere un linguaggio rigorosamente scientifico che potesse illuminare i problemi della scienza e facesse della stessa filosofia la scienza delle scienze, ma cadde nellerrore che aveva sempre contestato agli avversari: assumere come fondamento della filosofia una posizione metafisica. Ogni tentativo di ancorare una posizione filosofica ad un programma di rinnovamento, quando tale programma si pone come presupposto necessario per lo sviluppo di quella filosofia, è metafisica perché fa la stessa cosa che fa la metafisica, lega la realtà ad una causa o idea ultima che né è lorigine e la spiegazione. Perciò il progetto di privare completamente di senso la metafisica equivale a negare la stessa possibilità di una metafisica, si deve considerare quindi come una posizione metafisica alternativa e concorrente, visto che qualunque discorso sul senso, compresa la sua negazione, non può che essere metafisico.
Vi è poi da considerare che se si volessero trarre coerentemente tutte le conseguenze delladozione di un linguaggio ideale, non si potrebbe tralasciare un'altra difficoltà a cui si andrebbe incontro: dichiarare un problema filosofico risolto in un uso sbagliato delle parole non significa dare una soluzione al problema.
Porto un esempio tratto da Rorty: Chi è turbato da problemi filosofici assomiglia al nevrotico, nel senso che se gli dessimo una medicina che gli facesse smettere di preoccuparsi di quei problemi, ciò non varrebbe come soluzione di quei problemi.
In altre parole si può parlare di rimozione del problema.
Inoltre si deve constatare che il linguaggio ideale non solo si trova nellimpossibilità di esprimere paradossi come quello di Epimenide ma anche tutte quelle frasi che, non conformandosi alle sue regole, non si possono neppure pensare8.
Qui abbiamo un controsenso. I vulcaniani pensando e nominando questi concetti e queste frasi danno loro esistenza, anche se si parla di un esistenza puramente concettuale.
Qui però non si ha a che fare con un linguaggio specialistico9 col quale una determinata scienza esprime le sue idee, ma con una lingua comune, usata quotidianamente per descrivere le esperienze che facciamo ogni giorno.
Hampshire diceva: Il nostro uso linguistico definisce il limite del nostro concetto di linguaggio.
Ecco un altro paradosso: per sostenere un linguaggio ideale che abbia contemporaneamente precisione scientifica e capacità di esprimere non fisiche ma simboliche e culturali (ossia meta-fisiche) abbiamo bisogno che sia al di là del nostro uso linguistico. Ma un linguaggio al di la di tale uso non può darsi, anzi neppure lo possiamo pensare, dunque abbiamo la necessità di un altro linguaggio per parlare del linguaggio10. E questo linguaggio non può avere le caratteristiche ideali, perché ancora una volta non potremmo parlare con un linguaggio ideale su di un linguaggio ideale. Come si vede le conseguenze di tale teoria sono assurde.
La relazione e lopposizione tra i linguaggi specialistici e la lingua ordinaria è necessaria. Abbiamo bisogno di questultima per parlare della nostra esperienza, nessun linguaggio ideale,a causa delle sue limitazioni intrinseche,11 può farlo.
Se si volesse mantenere lipotesi di un linguaggio ideale su Vulcano, lunica alternativa logica sarebbe lesclusione delle parole e quindi dei concetti che esprimono emozioni. Accettando limpossibilità di poterne parlare, rimarrebbe solo il silenzio12.
Questo silenzio sottrarrebbe largomento alla discussione pubblica13, negando così ogni conoscenza e a maggior ragione ogni possibile consenso. Consideriamo le conseguenze in una cultura come quella vulcaniana, che si basa in parte sulluso delle capacità telepatiche14 nel comunicare usi e costumi della società (la fusione mentale viene sicuramente effettuata in occasione del Pon Farr, quando un vulcaniano si avvicina alla morte un familiare effettua la fusione mentale per assorbire il Katra.) tra i suoi membri.
È probabile che questa impossibilità di comunicare si tradurrebbe in unimpossibilità di convivere-condividere tale esperienza anche tra due menti in contato telepatico.
Per estensione tale incomunicabilità creerebbe grosse difficoltà nel contatto con le altre culture. In parte è ciò che è successo al capitano Picard con i Tamariani15.
Che le cose non stiano in questi termini lo dimostra lesperienza occorsa a Tuvok, quando si lasciò andare ad un atteggiamento emotivo16 dimostrando di provare effettivamente sentimenti anche violenti.
Riassumendo la questione, il problema di una lingua incapace di esprimere emozioni, posto che esista, è di rendere incapaci di comunicare con chi emozioni ne ha. Non intendo dire che un vulcaniano giudicherebbe inadeguata o assurda una lingua che lascia spazio alle emozioni, ma che non la capirebbe proprio, non saprebbe né tradurla né interpretarla. La traduzione, come molti autorevoli studiosi fanno notare17, è un impresa quasi impossibile, figuriamoci quando le lingue differiscono così tanto da diventare incommensurabili. Inoltre con una lingua ideale o perfetta non si potrebbe parlare di emozioni, non solo quelle proprie, ma neppure quelle degli altri. Insomma i vulcaniani sarebbero una civiltà autistica rispetto agli altri popoli della galassia.
Negli anni 30 e 40 del XX secolo terrestre, gli studi sulla lingua degli indiani Hopi fatti dalletnologo Whorf avevano mostrato esempi di ontologie18 diverse da quella della cultura dominante dellepoca. Sulla spinta di questa scoperta nacque una forma di relativismo lingusitico detta ipotesi di Shapir-Whorf: il linguaggio plasma il pensiero, e diversi linguaggi costruiscono diversi sistemi di concetti, diverse visioni del mondo.
Si possono tradurre queste visioni del mondo? Si possono tradurre solo finché si possono interpretare, e linterpretazione dipende dallaccordo tra i parlanti sulle parole e sul loro significato, a sua volta linterpretazione dipende dalle diverse credenze che gli ascoltatori e i parlanti hanno. Un terrestre con un linguaggio imperfetto e un vulcaniano con un linguaggio perfetto (ideale) molto probabilmente non si capirebbero bene a causa della profonda divergenza causata dalla diversa rappresentazione del mondo (ambigua ed emotiva per il terrestre, logica e priva di emozioni ed univoca il vulcaniano). Solo se due lingue condividono alcuni significati base è possibile una traduzione ed una interpretazione.
Conclusioni
Se da una parte un linguaggio ideale garantisce precisione e un significato non ambiguo alle parole, dando la possibilità di avere una lingua scientifica adatta ad esprimere solo descrizioni vere e logiche della realtà, dallaltra non ci permette di capire il senso delle nostre esperienze e ci impedisce ogni conoscenza, anche nominale, di ciò che differisce anche minimamente dalle definizioni che il linguaggio ideale ha forgiato.
Con la mia analisi non voglio certo togliere nulla al saggio dellamica Anna Perugini, che anzi trovo brillante ed interessante, ma solo esprimere alcune idee ispiratemi dal suo lavoro.
Lunga vita e prosperità!
SADUK
R.A.V.S.
1 Lirreale non esiste
2 Non ho intenzione di illustrare la teoria di Zermello in questa sede, mi interessa solo evidenziare che detta teoria distingue tra i paradossi che possono e debbono avere una soluzione matematica, e paradossi [lesempio classico, citato nel testo, è il paradosso di Epimenide che dice: Epimenide il cretese dice che tutti i cretesi sono bugiardi. Ne consegue che Epimenide mente, ma se mente vuol dire che i cretesi sono davvero bugiardi, allora Epimenide dice la verità.] che nascono da una descrizione imprecisa a causa dellambiguità del linguaggio comune, e che quindi non possono darsi nel sistema logico a causa del maggior rigore del linguaggio usato.
3 Detto altrimenti: la relazione che intercorre tra il fatto e la proposizione è che ad ogni elemento del primo corrisponde uno, ed uno solo, elemento dellaltra.
4 I linguaggi ideali proposti per risolvere il problema della conoscenza e dei problemi filosofici, sono stati abbandonati perché nascondevano un dogmatismo di fondo.
5 Che la chiamava Lingua universalis.
6 La pretesa di liquidare i problemi della filosofia come pseudo problemi creati dalle incrostazioni della metafisica nel linguaggio, è stata in seguito abbandonata dalla filosofia in quanto questa stessa pretesa è una fondazione metafisica della filosofia, non un programma scientifico come si credeva ai tempi di Carnap.
7 Vedi nota 3.
8 Se seguiamo Malcom, il quale dice che linguaggio è pensiero, dobbiamo ammettere che il limite del linguaggio si applica anche ad esso.
9 Alcuni esempi di linguaggi univoci, anche se non sono del tutto ideali, si trovano in molte culture. Luso però è ristretto esclusivamente allinterno di una particolare branca del sapere:
Esempio, in diritto si usa il verbo ripetere che non significa dire due volte ma richiedere in dietro (per esempio una somma di danaro pagata e non dovuta).
10 Metalinguaggio.
11 Per cui in un linguaggio dove la trascendenza non si può esprimere non si può nemmeno parlare di valori poiché essi sono inesprimibili ed impensabili, in quanto fuori dal linguaggio.
12 Di ciò che non si può parlare, si deve tacere. (Wittingestein dal Trattactus)
13 Seguire una regola, fare una comunicazione, dare un ordine, giocare una partita a scacchi sono "abitudini" (usi, istituzioni). [Wittingestein-Ricerche filosofiche ] Comprendere un linguaggio significa essere padroni di una tecnica e per questo "seguire una regola" è una prassi. Wittgenstein intende dire che bisogna sempre presupporre che le regole siano condivise e che vi sia, in particolare, una comunità linguistica in cui si può controllare l'osservanza delle regole, in cui le si può capire e controllare.Non si può seguire una regola privatim.[Apel intervistato su Wittingestein]
14 Parlando di trasmissione telepatica e del rapporto con il linguaggio non intendo riferirmi ad un tipo preciso di comunicazione telepatica (come la possibilità che avvenga per trasmissione di sensazioni, immagini, suoni o parole) ma al problema della percezione personale e dellinterpretazione del messaggio telepatico. Infatti, quando percepiamo un oggetto (che sia un oggetto materiale, una sensazione, un suono, non fa differenza, limportante è la qualità personale di tale esperienza) necessariamente la percezione è sempre accompagnata dallinformazione (percezione) emotiva (quindi per forza di cose personale) che fornisce quella sensazione di familiarità con loggetto (per esempio la mia casa, la mia scultura, il giocatolo di quando ero piccolo, la mia bevanda preferita, ecc ecc..) percepito. Senza la sensazione di familiarità con loggetto percepito saremmo alienati (non è azzardato fare il paragone con la percezione delirante del mondo dello schizofrenico) rispetto alle cose stesse. La relazione con il mondo così percepito sarebbe molto problematica. Per questo affermo che nellevento telepatico si ha insieme la comunicazione della percezione emotiva delloggetto trasmesso e la comunicazione dellesperienza che si accompagna allatto telepatico. Parlando di linguaggio penso ad ogni forma di comunicazione (compreso il pensiero ovviamente).
15 Lesempio dei tamariani è illuminante,il significato di ogni parola era legato alle loro credenze, alla loro ontologia; solo quando si è intuito o conosciuto tale ontologia si è potuto tradurne la lingua. Un linguaggio ideale non apparirebbe così incomprensibile come apparve a Picard la lingua tamariana, eppure una volta che si è conosciuta e studiata la mitologia tamariana, non sorgono problemi sul significato da attribuire alle parole. Invece nel caso di un linguaggio univoco le differenze sarebbero incolmabili
16 Quando il Dottore Olografico rimuove il controllo emotivo di Tuvok ( VOY "Fusione mentale") il capo della sicurezza assume un atteggiamento emotivo sprezzante e fiero, dimostrando di provare effettivamente sentimenti anche violenti. Ricordo che la metamorfosi di Tuvok non sarebbe potuta avvenire se su Vulcano si fosse veramente sviluppato un linguaggio ideale, perché in questo caso le emozioni ed ogni altra forma di esperienza non empirica sarebbero state indicibili ed impensabili; quindi assurde e di fatto inesistenti.
17 Praz, Quine, Davidson.
18 Parlando di ontologia intendo riferirmi a quel tipo di conoscenza immediata e certa sul fondamento ultimo delle cose e dellessere. Si può anche parlare in questo caso di cosmologia perché nella cultura indiana citata ci si vuole riferire alle certezze (credenze) sulla percezione del mondo (e dellorigine della struttura delluniverso).
|
Scritto dai seguenti esseri - Written by the following beings |
|
|