Al di là del tempo al quadrato

(Hokuto no Nausicaans - I Nausicani di Hokuto)

by Giuseppe Ruiu “Saduk”


Parte 1


“Diario personale del tenente Franz: i tenenti Massahyu, Pyllolla ed io, a bordo del Runabout Segamentus, stiamo rientrando dal torneo di leph'hà1 che si è svolto su H'ista (uno dei mondi della Fratellanza Nausicana). Massahyu, dopo una strenua lotta con avversari formidabili, si è aggiudicato il primo premio. Pyllolla si è dovuto accontentare del quarto posto. Il capitano mi aveva ordinato di accompagnare i due Nausicani al torneo (e se possibile di lasciarceli). Mi è riuscito di adempiere solo al primo dei miei ordini e non so se il capitano sarà soddisfatto. Devo ammettere che partecipare ad una cerimonia di premiazione nausicana è stata un'esperienza dalla quale devo ancora riprendermi. Il peggio è che Pyllolla ha avuto la brillante idea di raccontarci tutta la storia di come, quando partecipò alle prime selezioni di ammissione alla flotta stellare (svoltesi per la prima volta su Nausicaa), conquistò il cuore di una giovane nausicana, battendo il rivale ad una sfida di leph'hà. Il racconto,2 che lui ha definito breve (infatti è durato solo 19 ore, 34 minuti, e 28 secondi, senza alcuna interruzione), si è appena concluso”.

“Ohé, adesso che ho finito la mia storia mi è venuta un po' di fame. Oh Massahyu, non hai portato un po' di quel buon casu frazziguh3 che produce tuo nipote?”, chiese Pyllolla.

“Eh no!!! Statemi a sentire! Se qualcuno di voi si prova ad introdurre in questo Runabout una sola forma di quella roba, io sovraccaricherò il nucleo di curvatura e bloccherò l'espulsione automatica. Preferisco farci saltare tutti in aria, piuttosto che avere ancora a che fare con quelle abominevoli creature. Intesi?”, sbottò Franz.

“E va bè, avevo solo un po' di fame, non c'è bisogno di prendersela tanto”, rispose ridendosela Pyllolla. Proprio in quel momento suonò l'allarme.

“Embè? Oh computer, che succede?” chiese Massahyu.

“Il Runabout Segamentus è in rotta di collisione con un' anomalia spaziotemporale,” rispose il computer.

“Maledizione! Tu e la tua dannata storia mi avete fatto distrarre. Adesso è troppo tardi. Non c'è il tempo per virare e cambiare rotta. L'anomalia si sta estendendo. Ci inghiottirà, non c'è nulla che possiamo fare. Reggetevi. La collisone avverrà tra 25 secondi!” urlò Franz. Quando il Runabout entrò nell'anomalia, i tre videro un'esplosione di luci e colori, le prospettive si confusero. Vennero scagliati contro il soffitto del Runabout. Una forza enorme li teneva incollati allo scafo. Dopo un momento che parve a loro lungo come l'eternità, tutto si fermò. I Nausicani e l'umano caddero sul pavimento del Runabout.

“Arrazza ‘e colpo! E che è successo? Mai avevo preso una simile botta. Neanche quella volta che ho abbattuto un targh a testate, anzi fu lui a piangerne!”, commentò Massahyu.

“State bene? Siete ancora tutti interi? Per me ho qualche dubbio” chiese dolorante Franz.

“Uhià, e già non fa poco male, ma ci vuole altro per Pyllolla. Si sa, sono il più grande guerriero della galassia!”, rispose fiero Pyllolla.

“Per favore! Sto abbastanza male anche senza che cominciate con le vostre solite storie” disse Franz.

“Oè, ma dove siamo? Dove ci ha portato la vile anomalia? Non mi pare che quel pianeta sia un mondo della Fratellanza Nausicana. Però già mi sembra familiare” osservò Massahyu.

“Ce ne occuperemo dopo. Prima valutiamo i danni. Computer, verifica lo stato del Runabout” disse Franz.

“Tutti i sistemi principali in linea. I replicatori di bordo sono fuori uso. I phaser e i siluri sono inattivi. Gli scudi sono al 50%” riferì il computer.

“Perfetto. Siamo quasi senza difese. Mi chiedo come possa andare peggio” disse Franz.

“Embè? Non chiedi al computer dove siamo? E perché non proviamo a mandare un messaggio alla Capella?”, propose Pyllolla.

“Ok, proviamo ad identificare quel pianeta. Così potremo determinare la nostra posizione, altrimenti la Capella non ci troverà mai. Computer, identificare il pianeta” chiese Franz.

“Pianeta di classe M, ci troviamo nel settore 001 di Sol. Il pianeta è registrato come Terra” disse il computer.

“Per la barba dei Maquis. Come può essere? La Terra è lontanissima dai mondi nausicani. Come abbiamo fatto ad arrivare qui?”, disse stupefatto Franz.

“E cosa ce ne importa? Ohé, chiamiamo il quartiere generale della Flotta Stellare e andiamo a far visita a Testa di Latta. So che Data insegna a Cambridge. Ajò e facciamoci invitare a cena a sbafo” propose Pyllolla.

“Se Data era veramente sulla Terra, non credo che se la cavi molto bene adesso. Secondo il computer, la Terra ha subito una qualche specie di bombardamento nucleare. La popolazione mondiale è ridotta ad un terzo. Non capisco, che diavolo è successo?”, disse quasi impaurito Franz.

“Ho capito, qui non si mangia,” commentò Pyllolla. Franz gettò a Pyllolla uno sguardo a dir poco truce. Quando Franz guardava qualcuno così, quello si sentiva già la puzza di cadavere addosso. Pyllolla non se ne accorse, anche perché era abituato a cose ben peggiori.

“Ohé, secondo il computer non ci troviamo nel nostro continuum spaziotemporale. Magari quella lì non è mica la nostra Terra” disse Massahyu.

“Hai ragione, confermo. Allora dove siamo realmente?”, disse sollevato Franz. L'idea che quella non fosse la sua Terra era per lui un vero sollievo.

“E perché non atterriamo?” propose Pyllolla. Tutti furono d'accordo. Durante la procedura d'atterraggio poterono osservare il panorama desolato, dallo schermo. la Terra sembrava ridotta ad un deserto, arso dal fuoco radioattivo.


“Mai, mai scorderai l'attimo. La terra che tremò. L'aria si incendiò e poi ....il silenzio. E gli avvoltoi sulle case, sopra la città! Senza Pietà!! Chi mai fermerà la follia che nelle strade va. Chi mai spezzerà le nostre catene. Chi da quest'incubo nero ci risveglierà? Chi mai potrà?”


“Oh Pyllolla, già hai sentito? Chi è che canta?” chiese Massahyu.

“Ohé, è vero! Di chi è questa voce?” chiese a sua volta Pyllolla.

“Ehm, scusate, quando eseguo una manovra di atterraggio ascolto sempre della musica. Computer, sospendere l'esecuzione del brano”, disse Franz.

L'atterraggio avvenne senza problemi. Il Runabout si posò sopra un deserto. I tre ufficiali della Flotta Stellare sbarcarono così sulla Terra.

“Facciamo il punto della situazione. Per evitare di dare nell'occhio, lasceremo qui il Runabout. Meno male che è dotato di un dispositivo di occultamento4. I phaser sono inutilizzabili, sembra che si siano scaricati tutti nello stesso momento. Forse per effetto dell'anomalia. Per fortuna i tricorder sono funzionanti. Secondo il computer, a tre kilometri da qui c'è una città. Una volta arrivati, cercheremo un modo per ritornare a casa. Forse troveremo un modo per ottenere dell'energia con cui rimpiazzare le nostre scorte. I miei calcoli dicono che non abbiamo abbastanza energia per raggiungere l'anomalia, e così provare ad attraversarla. Queste sono le nostre priorità. Ricordiamoci anche che non possiamo intervenire nel normale sviluppo di questo mondo” disse Franz.

“Vabbè, hai parlato bene, ma non ho capito l'ultima cosa che hai detto” osservò Massahyu.

“Ma è la Prima Direttiva, no?” rispose Franz.

“La cosa?? E che cos'è?” chiese Massahyu.

“Ma come… non ricordate? È la prima cosa che insegnano all'Accademia della Flotta Stellare. Tutti conoscono la Prima Direttiva,” rispose Franz allibito.

“Ah, beh, io non la conosco. Ohé, mi sa che non serve a nulla. Già seguo la Prima Legge Nausicana: Se c'è da picchiare, si picchia!!”, replicò Massahyu.

Pyllolla esclamò entusiasta:” Siamo noi i Nausicani! I più grandi guerrieri della galassia. Che ci provino a sfidarci. Scopriranno gli indegni natali dei padri loro, e di come furono generati contro natura. Io sono Pyllolla, con il mio potente braccio ho fatto rimpiangere ai Jem'Hadar, come se fossero carezze, le melliflue ed efebiche punizioni dei Vorta. Io che urinai nella loro riserva di katracel bianco. Ora ciascuno di loro porta con sé un po' di nausicano, ed è l'unica cosa che si possono permettere. Io che...”

“Va bene, va bene. Abbiamo capito. Adesso non perdiamo tempo. Mettiamoci in cammino,” disse Franz.


II


Avevano appena percorso un kilometro, quando Massahyu vide in lontananza una nuvola di polvere.

“E cosa è quella roba lì, o Franz?”, chiese il Nausicano.

“Secondo il tricoder, si tratta di un veicolo a propulsione chimica che si muove su ruote. Si sta avvicinando velocemente alla nostra posizione” precisò Franz.

“Embè? Chi sarà?”, chiese Pyllolla.

“Non lo so. Comunque è meglio preparaci al peggio,” disse Franz. Proprio in quel momento videro il veicolo. Procedeva ad alta velocità. Era guidato ad un ragazzo. Il pilota vide i tre all'ultimo momento. Nel tentativo di evitare di metterli sotto, il ragazzo virò e cercò di frenare. Il veicolo si arrestò a dieci metri da loro.

“Che fate? Siete matti? Stavo per investirvi tutti e tre. Fuggite! Ho dei demoni alle calcagna! Siamo tutti in pericolo!”, urlò loro il ragazzo. Franz osservò quello strano tipo: aveva i capelli rossi, e li teneva lunghi. Sulla testa portava un paio di occhiali da motociclista. Come quelli che si usavano sulla terra dei primi del ventesimo secolo. Era vestito con un giubbotto di pelle chiara, e portava dei pantaloni da lavoro.

“Pericolo, eh? Demoni, dicevi? E perché non se ne vengono? Non gli rimarrà che la fuga a quei pavidi. Mio è l'onore e la gloria. La loro dipartita sarà il monumento imperituro al coraggio del più grande guerriero della galassia!” disse Pyllolla.

Il ragazzo guardò stupito i due Nausicani. Sembrava notarli per la prima volta. Istintivamente si tirò indietro, quasi fosse spaventato.

“Ragazzo, non ti preoccupare. Noi veniamo in pace. Siamo esploratori. Credimi, anche se ti sembra che i miei amici abbiano un aspetto strano” intervenne Franz.

“No! Ormai è troppo tardi. Sono già qui!” disse il ragazzo ancora più spaventato. In quel momento arrivarono altri due veicoli. Si fermarono di fronte a loro. Il pilota e i suoi passeggeri avevano delle uniformi blu. Sul berretto portavano una croce bianca. Le loro facce non avevano nulla di rassicurante, pensò Franz.

“Ehi! Guarda chi abbiamo qui. Il ragazzo ci ha potato dai suoi amichetti,” fece il pilota. “Tenente, guardi quanto sono brutti quei due. Devono essere mutanti, o qualcosa del genere. Che dice signore? Ci divertiamo con loro?”, disse sghignazzando l'autista del secondo veicolo. Franz intervenne con tempismo, riuscendo ad anticipare la risposta di Pyllolla. Finché poteva era meglio che evitasse che i Nausicani intervenissero. Non voleva altri guai.

“Io sono il tenente Franz della Federazione Unita dei Pianeti. Siamo in missione di pace. Non dovete preoccuparvi. Ci siamo persi, e stiamo solo cercando un modo per tornare a casa. Forse possiamo collaborare. Possiamo offrirvi uno scambio, un accordo vantaggioso per entrambi. Che ne dite?”, disse Franz.

“Che ne dico? Avete sentito? Da dove vieni? Noi siamo l'Armata di Dio. Se volessi qualcosa da te, la prenderei dal tuo cadavere. Oh, non ti preoccupare, tornerete a casa. Spedirò di persona quello che rimane di voi alle vostre mammine. Certo che la vostra Federazione deve essere piena di vigliacchi. La pace è per i deboli!”, rispose il tenente dell'armata di Dio.

Franz era furente, tanto da non riuscire a parlare. In quel momento Massahyu parlò: “Io sono il Divino Massahyu di tutti i Nausicani!! Voi siete dei pavidi e patetici folli. Il guerriero più giovane e inesperto di Nausicaa saprebbe sconfiggervi facilmente con tutte e due le mani legate dietro la schiena. Vostro padre si mutò in lupo. Per generarvi si unì con un verro, che corteggiò e rubò alla scrofa più grassa della fattoria ove aveste i natali. Egli, non pago, si unì a tutti gli animali che strisciano nel bosco. Cresceste tra il guano del fattore e ve ne nutriste. Si dice che il vostro genitore ancora eserciti lascivamente la sua professione, e si accontenti di una manciata di ghiande, suo nutrimento preferito. E perché non tracci?”.

“Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia. Mio è l'onore e la gloria. Io che incuto il terrore nei cuori dei pavidi di tutta la galassia. Io che sconfissi con una piccola navetta i Son'a. Io che abbordai il loro potente incrociatore e da solo mi battei contro tutto l'equipaggio. Quelle vetuste salsicce sottovuoto guarnite di plastica! L'unica cosa che potevano fare era produrre aria una volta spremuti per benino. Li ridussi talmente male che neanche il loro più bravo chirurgo riuscì a capire da che parte rinsaccarli. Poi li umiliai con le loro donne. Cosa questa di cui esse mi furono assai grate. Così come lo saranno le vostre madri e sorelle, quando Pyllolla l'Invincibile farà loro visita. A chi è che l'avete detto voi?”, disse fiero Pyllolla.

“Tenente, ha sentito che cosa ci ha detto? Hanno osato sporcare con le loro infami parole il nome dell'armata di Dio. La prego, signore, dia a me l'onore di ammazzarlo. Voglio scuoiarlo vivo con le mie stesse mani,” disse uno dei soldati, con il volto sconvolto dalla rabbia.

“No, signore, la prego, dia a me questo onore. Quel mostro non deve cavarsela. Deve pagare per aver parlato così della gloriosa armata di Dio” replicò un altro soldato.

Il tenente tremava dalla rabbia. “No!”, disse, “nessuno di voi due avrà da solo questo onore. Tutti voi farete giustizia delle parole di questi due. Andate! Portatemi la loro pelle! Voglio farci un tappeto da regalare al nostro capitano” ordinò il tenente dell'armata di Dio.

“Siete pazzi? Non sapete quello che avete fatto! Ora ci uccideranno tutti!”, urlò terrorizzato il ragazzo.

“È troppo tardi per pentirsi! Il ragazzo ha ragione, dopo che avremo finito con voi, toccherà a lui. Ma prima ci divertiremo a farvi strisciare ai nostri piedi a chiedere pietà” disse uno dei soldati.

Uscirono dalle macchine e incominciarono ad avvicinarsi. I loro visi erano deformati dalla rabbia. Avevano delle catene e dei randelli chiodati, uno di loro si mise a leccare il suo randello, si ferì e rise, lo sguardo velato dalla furia.

“Ohé, sono in sei. Oh Massahyu, che dici, ce li facciamo tre a testa?”, chiese tranquillamente Pyllolla.

“Oh Pyllolla, con questi non c'è neanche gusto. Va bè, li useremo per gli esercizi di riscaldamento” rispose Massahyu.

“Ragazzi, forse è meglio che vi dia una mano,” intervenne Franz.

“Eh no, eh? Già sono pochi, se poi ti ci vuoi mettere pure tu non c'è più divertimento” disse Massahyu.

“Mmmh... come volete,” replicò Franz. I due Nausicani si trovarono circondati. Un soldato si staccò dal gruppo e si avventò su Massahyu, cercando di colpirlo con una catena. Massahyu schivò e si scansò di lato, sferrando una potente gomitata sulla mandibola del soldato. Quello si voltò, guardò stupito il Nausicano. Il colpo di Massahyu gli aveva fratturato la mandibola, che ora gli pendeva inerte dal viso.

“Eh, che bello che sei, con quella faccia da bovino appena massacrato,” disse ridendo Massahyu. Il soldato emise un urlo inarticolato e si lanciò contro il Nausicano facendo roteare la sua catena. Massahyu si scansò ancora una volta e si portò alle spalle del soldato. Il soldato incespicò, cercò di riprendere l'equilibrio e di contrastare la spinta del balzo che aveva fatto. Si girò e il quel momento fece in tempo a vedere Massahyu che gli sferrava una testata in faccia. Il soldato cadde a terra come una marionetta a cui abbiano reciso i fili.

“Oè, certo che siete delicati come femminucce, basterebbero delle donne di Nausicaa per mettervi al tappeto,” disse ridendo Massahyu.

“Adesso basta”! Attacchiamoli insieme, non avranno scampo!!” urlò un soldato.

Pyllolla e Massahyu si misero spalla a spalla, pronti per l'assalto. Questa volta furono i Nausicani a lanciarsi all'attacco, urlando il loro grido di battaglia:

“Nausicani siamo, il terrore portiamo, i nemici umiliamo, le loro donne appaghiamo, la vittoria è nostra, beviamo alla faccia vostra”. I soldati si lanciarono all'attacco rispondendo con il loro grido di battaglia:

”Siamo l'armata di Dio, Dio è con noi, voi oggi morirete, i vostri scalpi ci giocheremo a freccette”. Tre soldati si pararono davanti a Massahyu, uno di loro attaccò di fronte, gli altri due ai lati. Massahyu affrontò subito l'avversario che aveva di fronte. Il soldato, brandendo una mazza chiodata e ridendo disse:

”Ti ucciderò, sei morto”.

“Ohé, vedi se non ti faccio passare certi pruriti,” rispose il Nausicano. Massahyu afferrò la mazza, arrestò il colpo, piegò i polsi dell'avversario, portò la punta della mazza ai piedi del soldato, spinse poi in alto verso il nemico, la mazza colpì con tutta la sua forza, conficcandosi nelle parti intime del poveraccio. Il riso si trasformò in un ululato di dolore. Massahyu contemporaneamente schivò il colpo di catena con cui il nemico alla sua destra voleva colpirlo. La catena prese in pieno volto il soldato che stava alla sinistra del Nausicano, mettendolo fuori combattimento.

“Embè, mi hai rovinato il divertimento mettendo fuori combattimento il tuo compagnuccio. Ohé, ora dovrai sollazzarmi tu. E perché non ti prendi questo?”, disse Massahyu, nel mentre che stampava un micidiale pugno sul mento del soldato. Una cascata di denti cadde in terra. Il soldato stramazzò al suolo.

“Già siete poco delicati! E pensare che dicevate di essere dei soldati. Non è che vi vestite così solo per pavoneggiarvi mollemente con dei veri guerrieri, cercando così la loro virile compagnia?”.

Il soldato si alzò tremando di rabbia.

“Tu maledeffo!! Ofi parlare cofì dell'armafa di Dio! Pagherai con la vifa questo affronfo,” urlò il soldato, lanciandosi contro Massahyu.

Il Nausicano saltò e colpì con un calcio al volo il soldato che gli si avventava contro, accecato dall'ira. Il soldato cadde violentemente a terra e svenne.

“Non solo combatti come uno ingentilito nei modi, ma parli anche mellifluo e molle come un Vorta. Sicuramente la notte strisci nel bosco e ti trasformi in una cerva, cercando di ingannare un giovane e inesperto cervo in amore, affinché soddisfi le tue turpi voglie” disse Massahyu al soldato sconfitto. Nel mentre che Massahyu iniziava la lotta contro i tre soldati, Pyllola se la vedeva con gli altri tre dell'armata di Dio.

“Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia, e voi siete tutti fottuti!”.

Uno dei soldati gli si avventò contro cercando di colpirlo con la catena. Pyllolla si abbassò evitando la catena poi, facendo forza sulle gambe, scattò in piedi e si buttò contro il soldato, colpendolo con la testa alla bocca dello stomaco. Gli altri due si lanciarono insieme contro il Nausicano. Pyllolla saltò in alto, fece una capriola in aria e atterrò alle spalle dei due soldati. Prima che potessero girarsi e attaccarlo, Pyllolla assestò ad uno dei due un dolorosissimo e umiliante calcio nel coccige.

”Sono sicuro che hai ricevuto spinte più focose” disse Pyllolla schernendo l'avversario. L'altro cercò di colpire il Nausicano con una mazza. Pyllolla evitò la mazza e bloccò il braccio dell'avversario, infliggendogli una poderosa ginocchiata ai reni. Il soldato si piegò dal dolore e cadde in ginocchio. In quel momento, l'altro avversario si buttò contro Pyllolla per vendicare l'oltraggiosa umiliazione infertagli dal Nausicano. Pyllolla si scansò appena in tempo. La catena colpì invece in pieno volto il soldato che il Nausicano aveva costretto in ginocchio, mettendolo definitivamente fuori combattimento.

“Ohé, mi che io sono qui. A ci vedi? Mi sa che hai cattive abitudini. Non sai che fa male?”, disse ridendo Pyllolla. Il soldato, furente, si scagliò contro il Nausicano urlando:

”Voglio la tua testa. La voglio appendere sopra il camino di casa mia come trofeo”.

“E perché non ci provi? Mi che ti crepo!!”, rispose Pyllolla, lanciandosi a sua volta incontro all'avversario. I due saltarono e si incontrarono in volo, iniziando a scambiarsi dei colpi in aria. Pyllolla e il soldato toccarono terra nello stesso momento. Il soldato parlò:

“Bah, non sei riuscito neanche a sfiorarmi, non mi hai fatto nul…”. In quel preciso istante il soldato smise di parlare e si accasciò a terra.

“Cos'è che avevi detto tu?”, commentò il Nausicano. Pyllolla senti un tonfo sordo alle sue spalle. Si girò e vide Massahyu e un soldato a terra. “Oh Pyllola, guarda che ce n' era rimasto uno. Neanche contare sai,” disse Massahyu.

“Ohoo, mì che già l'avevo visto. Non mi precedesti che di un istante,“ replicò Pyllola.

Il tenente dell'armata di Dio, che aveva assistito con stupore al combattimento, era impallidito al pensiero che ora sarebbe toccata a lui.

”No! Non è possibile. Erano tutti soldati ben addestrati. Come diavolo hanno fatto a sconfiggerli? È assurdo, che razza di creature sono?”, disse il tenente.

“Oh Pyllolla, è rimasto il capo. Quello che ci ha insultato prima. Andiamo a prenderlo, lo voglio crepare a quello lì,” disse Massahyu.

“Cos'è che ci volevi fare tu? I tuoi soldati non ci hanno potuto! Ora già tocca a te,” disse minaccioso Pyllolla.

“No! Non vi avvicinate maledetti! Non sapete chi sono io. Io sono il secondo in comando dell'armata di Dio. Tutti tremano di fronte a noi. Chiedete pietà e forse potrei anche risparmiarvi!” strillò il tenete dell'armata di Dio, visibilmente impaurito. I Nausicani ridendo dissero:

“Oè, ce ne stiamo tutti tremando. Aspetta un pò che ti facciamo vedere tutte le stelle di Nausicaa, e senza neanche viaggiare nello spazio”. Vedendo i Nausicani avvicinarsi, il tenente decise di tentare una disperata fuga. Mise in moto l'auto e accelerando a tavoletta si buttò sui Nausicani. “Vi farò fare la fine che meritate, farete compagnia ai vermi!”, urlò il tenente, scagliandosi su di loro con la macchina. Massahyu e Pyllolla si scansarono appena in tempo, riuscendo ad evitare il bolide. La macchina si allontanò, sterzò, e infine riprese la direzione dalla quale era venuta.

“Ohé, il vile pagliaccio in divisa è riuscito a scappare,” disse Pyllolla.

“E che scappi, tanto già lo ritroviamo. Ci serve giusto uno spaventapasseri nelle tenute di famiglia. Quello lì non dovremmo neanche sprecare tempo per imbalsamarlo” rispose Massahyu.

“Ehi, ragazzi, ve la siete cavata niente male. Avete dato una bella lezione a quel pallone gonfiato. In ogni caso, dovremmo seguirlo. La direzione che ha preso è la stessa che il computer indica per raggiungere la città più vicina”.

“Non ci posso credere. Avete sconfitto gli uomini dell'armata di Dio! Vi prego, dovete aiutarmi. IL capitano dell'armata di Dio ha fatto prigionieri me e la mia amica Lynn. Io sono riuscito a fuggire per chiedere aiuto. Dovete aiutarmi a liberarla. L'attende una fine orribile se non riesco a farla scappare. L'armata di Dio commercia in schiavi, lei sarà venduta all'asta di domani se non farò qualcosa” disse il ragazzo.

“Ohé, c'è da picchiare?” chiese Pyllolla.

“Ehm, temo proprio di sì. La città è fortificata, in più c'è un'intera guarnigione schierata in sua difesa. Comunque, anche il tenente è andato lì,” disse il ragazzo.

“Embè, allora che aspettiamo? Andiamo subito. Voglio far rimpiangere a quel vile efebo ambiguamente vestito i suoi folli insulti” disse Massahyu.

“Andiamoci piano. Ho detto che avremmo dovuto seguirlo, non che avremmo iniziato una guerra. Non avete sentito il ragazzo? Ha detto che la città non solo è fortificata,ma che è difesa da un'intera guarnigione. Noi siamo solo in tre. Inoltre c'è la Prima Direttiva. Non possiamo farlo” replicò Franz. Il ragazzo, sentendo quelle parole, assunse un' espressione scoraggiata e rassegnata.

“A chi è che importa qui? Una guarnigione o mille è uguale. Sempre brutta fine faranno. E poi tu proprio parli di Prima Direttiva? Non fosti tu che, guidando un manipolo di Maquis su di una bagnarola ferengi, riuscisti a battere il vile Gul Dukat ed a far irruzione nelle prigioni di Cardassia, liberando così uno dei capi della rivolta Maquis? Allora non blateravi della Prima Direttiva, mi sa che non te ne poteva fregare di meno. Ma forse hai rinunciato ad essere il guerriero che eri, ed il servizio nella Flotta e le comodità di una nave stellare ti hanno reso un molle uranista” disse Massahyu.

Franz assunse un'espressione terribile. I suoi occhi assomigliarono ad un phaser (non regolato per stordire). Se lo sguardo potesse uccidere, pensò il ragazzo, del Nausicano non sarebbe rimasto che cenere. Massahyu e Franz si guardarono a lungo. Infine Franz si rilassò e disse:

“Va bene. Sono con voi. Andremo in quella città e cancelleremo ogni ricordo dell'armata di Dio. Saremo vittoriosi. Qualunque sia il prezzo che pagheremo, il nostro nemico lo pagherà ancora più salato,” disse, fiero, Franz.

“Ehi, questo è parlare! E dopo faremo una visita alle loro donne. Ho una promessa da mantenere!”, disse Pyllolla. A quelle parole tutti annuirono in silenzio.

“Andiamo allora. Noi porteremo il terrore nei loro pavidi cuori!” disse Massahyu.

“Non so come ringraziarvi. Prima di incontrarvi, stavo cercando un amico. Lui è molto forte, sicuramente avrebbe liberato Lynn e distrutto l'armata di Dio. Non sono riuscito però a trovarlo prima che il tenente trovasse me. Ora che ho incontrato voi, sono certo che ce la faremo. A proposito, il mio nome è Bart,” disse il ragazzo.

Badweh Karros5 a te, o Bart. Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia. I miei compagni sono Massahyu e Franz. Ma sì, anche loro sono dei guerrieri” rispose Pyllolla.

“Prima di metterci in viaggio, è meglio che ritorniamo alla navetta. Ho pensato di preparare un paio di sorpresine per il nostro arrivo in città. Sono sicuro che vi piaceranno,” disse Franz.


III


“Ti dico che è così. Il nostro tenente non è più lo stesso ormai. È diventato paranoico. Non fa altro che parlare di mostri mutanti che verranno a distruggerci tutti. Non mi ricordo neanche come li ha chiamati. Mi sembra nasi-di-cane. Forse il ragazzo aveva dei complici che hanno teso un'imboscata alla nostra pattuglia. Però è assurdo che per colpa di qualche ribelle cencioso noi siamo costretti a fare la guardia alle mura della città per tutto il giorno. È tutto inutile, tutti sanno che, una volta chiuse le porte, la città diventa una fortezza impenetrabile. Neanche il capitano è contento di lui. Se non fosse perché è il suo braccio destro, il tenente sarebbe già morto. Bah, se io e te avessimo perso un pattuglia intera nell'inseguimento di quel moccioso, il capitano ci avrebbe fatti fuori senza pensarci su” disse la sentinella.

“Io non sono così sicuro, Stone. Sono al servizio dell'armata di Dio da più tempo di te. Conosco il tenente. Ho servito sotto di lui durante la conquista di questa città. Ho visto come combatteva. Ha ucciso con le sue mani il capo della città. Poi ha dato l'ordine di uccidere un decimo degli abitanti della città, tanto per far capire che l'armata di Dio non tollerava la ribellione. Se qualcosa lo ha spaventato così, allora siamo veramente in pericolo. Ti sbagli. Nausicani, così li ha chiamati” rispose l'altra sentinella.

“Bah, Nausicani o nasidicane è lo stesso. Tanto, non potranno fare niente contro di noi. Forse il tenente era così, ai tuoi tempi. Adesso mi sembra si sia rammollito,” replicò Stone.

“Guarda! Cosa c'è all'orizzonte? Sembra una macchina. Si sta dirigendo verso di noi. Sono pazzi? Comunque sappiamo come accoglierli” disse la sentinella.

“Passami il cannocchiale. Voglio dare un occhiata. Strano, sono lontani, ma mi sembra che quello che guida sia lo stesso ragazzo che è scappato giorni fa dalle nostre prigioni. Chi sono quei due seduti dietro di lui? Non sembrano neanche uomini. Ehi, vuoi vedere che sono i mutanti di cui parlava il tenente? Ora ti dimostrerò che avevo ragione. Farò fuori quei due. Così il capitano si accorgerà di me. E magari capirà di avere bisogno di un nuovo braccio destro” disse Stone.

“Non essere stupido, Stone. Il tenente ha dato ordine di avvisarlo subito se quei mutanti si fossero fatti vivi. Vado subito a dare l'allarme,” disse l'altro. La sentinella si voltò e fece per scendere le scale delle mura, quando sentì una bruciante fitta alla spalla. Si voltò e vide il volto ghignante di Stone mentre lo accoltellava.

“Tu non andrai da nessuna parte. Io mi occuperò di quei due mutanti. È arrivato il mio turno adesso. Quando porterò le teste di quei due al capitano, lui mi nominerà suo braccio destro al posto del tenente. Ora non potrai più rovinare i miei piani” disse Stone.

“Imbecille. Se quei due sono riusciti a far fuori un' intera pattuglia, come pensi di poterli affrontare da solo? Non fare il pazzo. Dai l'allarme, presto!”, disse agonizzante l'altra sentinella.

“Sei ancora vivo? Non preoccuparti, questa è una cosa che correggerò subito”. Così dicendo, Stone afferrò il suo compagno, lo sollevò con entrambe le braccia e lo gettò dalle mura della città.

“Eri un idiota e un servo. Sei sempre stato lo schiavetto del tenente. Io ho ben altre ambizioni! Poi, non mi sei mai piaciuto,” disse Stone.


IV


Al centro della città si stava svolgendo la vendita degli schiavi. Molti compratori venivano dalle regioni più vicine per fare affari con l'armata di Dio. Il capitano aveva trasformato la piazza centrale in un bazar dove gli schiavi venivano mostrati ai loro futuri padroni. Chi non veniva acquistato veniva messo a lavorare nelle miniere. Era questa una sorte peggiore della morte. In questi luoghi di morte una massa di “operai” spinge pesanti carrelli fin a piegarsi la schiena e le ossa, mantenendo la stessa deforme posizione per il resto della breve vita; mangia, defeca, muore, si spezza nello spirito prima che nel corpo. Sul palco eretto per l'occasione, sfilavano in questo momento un gruppo di schiave. Erano donne di ogni età. Sarebbero state acquistate per soddisfare le brame di qualche ricco vizioso. Tra queste vi era una bambina, portava un vecchio e logoro vestitino viola. Aveva l'aria rassegnata, lo sguardo però era duro e fiero. Sperava ancora che il suo amico Bart fosse riuscito a trovare Ken. Allora sarebbe stata salva. Doveva solo resistere. In alto, su di un trono, simbolo del suo potere, stava il capitano dell'Armata di Dio.

“Vedi, tenente? Oggi sarà una buona giornata. La piazza è piena di clienti. Quelle ragazze sono l'antipasto che serviremo loro. Hai fatto una buona scelta” disse il capitano.

“Grazie, signore. Sono le ragazze più belle del villaggio che abbiamo saccheggiato la settimana scorsa” rispose il tenente. Aveva dato ordine ai soldati di fare attenzione, ed aveva anche raddoppiato i turni di sorveglianza. Non c'era da fidarsi. Quei maledetti Nausicani! Non faceva che pensare a quei mostri. Da quando li aveva incontrati, non riusciva a dormire in pace. Sapeva che sarebbero tornati. Non voleva essere colto di sorpresa, questa volta. Guardò la bambina. Il ragazzo non avrebbe più rivisto la sua amica. Era colpa di quel moccioso se aveva incontrato quei due mostri. Quella era la sua vendetta.



V


“Ecco, questa è la città di cui vi dicevo. Non ci rimane che cercare di entrare. L'unico problema sono le mura. Sono troppo robuste. Le porte della città sono chiuse. Dicevate di avere un piano per entrare. Che ne dite di metterlo in pratica?”, disse Bart.

“Embè, e che ci vuole? O Pyllolla, ci pensi tu?” rispose Massahyu.

Pyllolla fece un cenno di assenso. Si alzò dal sedile dell'auto, e cominciò a gridare:

”Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia. Il mio solo nome fa fuggire i vili. Io che con la sola forza del braccio sinistro sconfissi tutto il clan acamariano dei Lornak. Quei pavidi si estinsero dopo il mio incontro. Ed osavano pure farsi chiamare predoni! Bah, perfino la vecchia nutrice di Worf sarebbe riuscita a battere quei molli eunuchi! Io che da solo umiliai una pattuglia Breen che aveva osato sfidarmi. Quei folli vollero una dimostrazione della mia abilità guerriera. Gliela diedi volentieri, sconfiggendoli in una battaglia per me gloriosa. La mia navetta tenne testa alle loro navi. Non solo furono costretti a chiedere pietà, ma dovettero permettermi di abbordare la loro nave. Dovetti poi umiliarli nel loro onore di guerrieri, anche se purtroppo nella loro nave non vi erano donne... E perché non aprite le porte della città? Il grande Pyllolla sa essere pietoso. Ohé, approfittatene. Se no, voi conoscerete l'amara sconfitta, e Pyllolla conoscerà le vostre mogli e sorelle”.

“E questo sarebbe il piano? Ora non ci lasceranno entrare se non a gambe distese. Forse non vi rendete conto, ora ci faranno la pelle. Siete mica matti?”, disse Bart.

“Ohé, e perché non bisticciano? Si provino a venire contro a noi. La vergogna accompagnerà la loro sconfitta,” disse Massahyu.

“Ah, voi siete i nasidicane, vero? Aspettatemi, sto arrivando” rispose una voce proveniente dalle mura.

“Ohé, ma quello li ci ha insultato! E poco che se ne pentirà,” disse Massahyu.

“Oh Massahyu, lascialo a me che voglio scendergli le valigie6. Si pentirà di aver schernito dei Nausicani,” disse Pyllolla.

“Oh Pyllolla, è tutto tuo. Non guastarlo subito, se no non mi diverto” rispose Massahyu.

Le porte della città si spalancarono. Davanti ai Nausicani si presentò un soldato dell'armata di Dio, aveva in mano delle pale.

”E così siete voi i nasidicane. Bah, il tenente è un vigliacco ad aver paura di due mutanti come voi. Ecco, prendete queste” disse, gettando le pale ai piedi di Pyllolla “Se vi scavate la fossa da soli mi farete risparmiare tempo. Le vostre teste mi serviranno per dimostrare al capitano che ha bisogno di un nuovo braccio destro. Il tenente ha le ore contate”.

”A chi è che lo hai detto tu? E perché non tracci? E bisticcia, forza! Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia! Mio è l'onore e la gloria! Tu pavido ed infimo concubino di veri guerrieri. Tutti sanno che fosti partorito da una vecchia meretrice. Tuo padre era l'ariete da monta dell'ovile ove nascesti. La fama della tua genitrice ti ha portato sempre clienti. Da questo ti guadagnasti con ignominia da vivere. Ti pentirai d'aver insultato dei Nausicani. Ohé, hai fatto bene a portartele quelle pale. Così i tuoi compagnucci potranno mettere insieme e seppellire quello che rimarrà di te”.

Detto questo, Pyllolla emise un portentoso rutto.

“Quanto dura questo suono, durerai tu” disse Pyllolla.

“Io sono Stone, e tu hai detto le tue ultime parole! Ti farò fuori molto lentamente, in modo che tu abbia tutto il tempo per chiedermi pietà. Ma non ti servirà a nulla. È arrivata la tua ora, nasodicane!” disse Stone. I due si affrontarono. Stone spiccò un balzo in aria e tirò un calcio volante a Pyllolla. Pyllolla parò il calcio con il braccio, e tirò un potente pugno a Stone. Stone arrestò il pugno di Pyllolla, deviando il colpo con il braccio. Nel mentre, riuscì a dare una gomitata sul muso di Pyllolla, facendolo barcollare.

“Bah, non valete molto come guerrieri. È un peccato, così non c'è divertimento,” disse Stone. Pyllolla si mise a ridere, e disse:

“Oh, bello bè, mì che erano solo gli esercizi di riscaldamento, poi avevo promesso a Massahyu che non ti avrei guastato subito. Ora ti faccio vedere un pò di cosa è capace un Nausicano” disse Pyllolla.

“Oho, sto tremando tutto” disse Stone. Nel mentre che Stone finiva di parlare, Pyllolla spiccò un velocissimo balzo, fece una capriola in aria e arrivò alle spalle di Stone. Pyllolla sferrò un tremendo calcio nelle terga del malcapitato Stone, mandandolo a strisciare col grugno a terra. “Mph, maledetto mutante. Ci vuole ben altro per mettermi fuori combattimento. Ora la pagherai cara” disse Stone.

“E perché non vieni?”, disse Pyllolla. Stone si lanciò sul Nausicano. Pyllolla si scansò, e sferrò una poderosa gomitata sulla schiena di Stone, nel mentre che questi era ancora a mezz'aria. Il soldato cadde al suolo con gran fragore.

“Embè, e perché non tracci? Perfino un Pakled capirebbe che tu non mi puoi7. Forse, se avessi mandato la tua vecchia genitrice a battersi con me, avrebbe avuto più speranze di te, molle come un Edo e vile come un Halkaniano sei!”, disse Pyllolla.

“Maledetto nasodicane! Ti ucciderò per questo affronto. Implorerai pietà in ginocchio!”, rispose Stone, mentre si lanciava su Pyllolla. Pyllolla si lanciò in aria e intercettò Stone. Il Nausicano bersagliò l'avversario con una ripetuta serie di velocissimi pugni e calci, bloccando a mezz'aria Stone.

“E perché non te ne prendi questo, e questo, e pure quest'altro, e già non fa poco male vero?”, urlò Pyllolla, schernendo l'avversario. Stone cadde al suolo. Provò ad alzarsi, ma non riuscì a stare in piedi e ricadde. Pyllolla atterrò in quel momento e si avvicinò a Stone con l'intento di ricominciare la lotta.

“No! Basta! Ti prego! Stai lontano da me demone! Il tenente aveva ragione. Non siete umani! Aiuto, aiutatemi! Sono arrivati i Nausicani! Aiuto!”, urlò a squarciagola Stone.

“Ohé, l'hai imparato il nostro nome, eh? Che ti prende? Hai capito ora che non mi puoi? Avevo appena cominciato a divertirmi. A chi è che hai detto umani, tu? E perché non vieni qui che ti bòzzigho8,” disse Pyllolla.

Stone cercò di allontanarsi, riuscì a alzarsi in piedi, e zoppicando si diresse verso le porte della città, cercando di scappare il più velocemente possibile. Nel mentre, continuava ad urlare:

“No! Aiuto! I Nausicani sono qui! Scappate! Non c'è scampo!”. Pyllolla corse dietro a Stone, e raggiuntolo lo prese a calci nelle terga dicendo:

“Oè, mi che non c'è la fai, sei troppo lento, aspetta che ti accompagno io”. Stone cadde in avanti più volte, ed ogni volta che si rialzava, Pyllolla generosamente provvedeva ad abbreviargli il cammino sferrandogli un altro calcione.

“Embè, o Bart, seguiamo Pyllolla. Sembra che voglia farci fare un' entrata trionfale in città, accompagnati dal bando di quel buffone” disse Massahyu. Bart premette il pedale dell'acceleratore, e si mise dietro a Pyllolla, il quale continuava a sbeffeggiare e prendere a calci il malcapitato Stone.

“Certo che questi Nausicani sanno il fatto loro, non si direbbe da come si comportano; è meglio non averli come nemici” pensò tra sé Bart. Stone, dal canto suo, continuava ad urlare, ripetendo il suo grido d'allarme. Gli abitanti della città si trovarono di fronte ad una scena che parve loro sconcertante. L'auto degli stranieri sfilò per la via centrale della loro città. Una della guardie delle mura li precedeva. Gli abitanti riconobbero subito Stone, la guardia, che, urlando gridi di allarme, procedeva sospinta dai calci di uno degli stranieri. Tutti avevano subito le sue angherie. Per questo molti incominciarono ad inneggiare ai due Nausicani. Accompagnati dal clamore della folla, i Nausicani attraversarono la città fino a giungere nei pressi della piazza, dove si svolgeva la compravendita degli schiavi.



VI


Il tenente osservava compiersi la sua vendetta. Avevano appena presentato quella maledetta bambina all'asta. Le offerte erano state generose. Il capitano era soddisfatto. Ora il compratore si preparava a ritirare la sua merce. Normalmente i bambini di quell'età venivano mandati a lavorare nelle miniere. Grazie alla loro piccola statura potevano esplorare le gallerie più strette. Questo riusciva utile nella ricerca di pericolose fughe di gas. In questo caso però il compratore non aveva l'aria del caposquadra di una miniera. Sembrava piuttosto un riccone pigro e dedito ad altri più piacevoli passatempi. Il tenente riteneva che andasse bene così. All'improvviso si udì un gran clamore. La folla si fendette, lasciando spazio ad una macchina, preceduta da una delle guardie delle mura, fatta avanzare a calci da un… Nausicano! Il tenente riconobbe subito Massahyu e Pyllolla.

“Lynn, siamo venuti a salvarti! Non ti preoccupare, questi sono i miei amici Nausicani. Ora nessuno ti potrà fare del male!” gridò Bart. Lynn sollevò lo sguardo; fino ad allora aveva assistito impassibile all'asta, come se la cosa non la riguardasse affatto. Riconobbe Bart e sorrise. Adesso sapeva che ce l'avrebbe fatta. Il capitano dell'armata di Dio, infuriato, urlò:

“Che succede? Chi sono questi pazzi? Come sono riusciti ad arrivare fin qui? La morte sarà la punizione per chi ha permesso che questi folli disturbassero i miei affari. Gli intrusi invece li lascio a te, tenente. Uccidili e poi sbarazzati dei loro corpi!”.

Il tenente incominciò a tremare. I suoi timori si erano avverati. Quei demoniaci Nausicani erano tornati per lui! Il terrore si impadronì di lui. Dimenticando ogni cautela, così si rivolse al proprio capitano: ”I Nausicani! Sono arrivati i Nausicani! Scappiamo signore! Non c'è tempo da perdere! Dobbiamo fuggire! Presto, dia ordine che i soldati coprano la nostra fuga!”. Il capitano si infuriò sempre di più.

“Che diavolo ti prende, maledetto? Noi siamo l'armata di Dio! Non temiamo nessuno! Il più nero terrore evoca il nostro nome! Controllati! Adesso portami la loro testa! È un ordine tenente!”, disse il capitano.

“Ma capitano!” La voce del tenente si fece sempre più stridula “Lei non sa di cosa sono capaci i Nausicani! La prego, signore. Non può capire che terribile sorte ci attende se rimaniamo qui! Io lo so! Io mi sono battuto con loro! So di cosa sono capaci! Fuggiamo finché siamo in tempo! Scappiamo lontano da qui! Forse siamo ancora in tempo! La prego, signore, la supplico! Capitano, non sono umani! Scappiamo prima che incomincino a vantarsi!!” urlò ormai senza più nessun controllo il tenente.

“Maledetto topo di fogna, non c'è posto per te nell'armata di Dio! I vigliacchi come te non meritano di vivere!” Dette queste parole, il capitano prese la sua spada e con un colpo netto tagliò la testa del tenente. La testa, che era rotolata ai piedi del capitano, incominciò a parlare:

“Perché lo ha fatto, capitano? Io l'ho sempre servita umilmente. Ora ci ha condannato tutti! Per colpa sua l'armata di Dio verrà distrutta”

Dopo queste parole, il tenente esalò l'ultimo respiro.

“Toglietemi di torno il corpo di quel buffone! Gettatelo fuori dalle mura della città. Questa è la fine che meritano i vigliacchi!” ordinò il capitano.

“Eh, che bello spettacolo. Il tuo tenente già ne aveva di ragione. E perché non gli hai dato ascolto?”, disse Massahyu. Pyllolla sferrò l'ultimo potente calcione nelle terga di Stone, scaraventandolo tra la folla esultante.

“Ecco come finirai pure tu! E perché non vieni?” urlò Pyllolla in tono di sfida. Il capitano ridendo disse:

“Siete dei patetici pagliacci! Non ho bisogno di sporcarmi le mani con della feccia come voi. Guardatevi attorno. Siete circondati dai miei soldati. Non uscirete vivi da questa città!”.

“Accidenti. Guarda Massahyu. Ha ragione lui. Siamo praticamente circondati. Sono in troppi. È finita. Non c'è più nulla da fare,” disse con voce tremante Bart. Il capitano rise ancora più forte.

“Dite le vostre preghiere, mutanti. Anche se non credo vi servirà. A quale santo vi appellerete ora?”, chiese con tono canzonatorio il capitano.

“Franz!”, gridò Massahyu. Il capitano dell'armata di Dio parve sorpreso.

“Franz? Chi sarebbe? Non conosco nessun santo con questo nome. Ho capito! Avete perso la testa dalla paura, non è vero?”, disse il Capitano, ridendo ancora più forte.

“Franz!”, gridò ancora una volta Massahyu.

“Uccideteli, mi hanno stancato,” ordinò il capitano. I soldati presero ad avvicinarsi ai due Nausicani. In quel momento si udì un terribile boato. Qualcosa era esploso proprio in mezzo alla schiera dell'armata di Dio, facendo fuori parecchi soldati. Il capitano, smarrito, si guardò attorno.

“Che diavolo succede? Chi è che ci attacca? Maledizione, trovatelo!”, urlò il capitano.

“Ehi, sono qui ragazzi! Così non conoscevi il mio nome? Male! Mi sono offeso. Ora preparati a ricevere la punizione che ti meriti!”, urlò un uomo dal tetto di un edificio.

Bart strizzò gli occhi, guardò e vide Il tenente Franz. Franz si era arrampicato non visto sul tetto della casa più alta. Ora aveva in mano della granate a fotoni. Il capitano aveva anche lui scoperto Franz.

“Maledetto! Per questo affronto morrai! Soldati, andate a prenderlo. Chi lo ucciderà avrà in ricompensa il suo peso in oro!” ordinò il capitano. I soldati non si aspettavano un attacco dall'alto. Erano confusi. La granata aveva fatto fuori un numero considerevole dei loro compagni. Così esitarono. Questo fu loro fatale.

“Ah, sì? Babbeo, non vedi che la tua armata è allo sbando? Comunque ora ci penso io a schiarirti le idee!”. Dette queste parole, Franz lanciò contro i soldati altre granate. Gli ordigni esplosero sull'armata. I soldati persero completamente la testa. Chi era rimasto illeso, e chi non era ferito gravemente, si diede alla fuga. Il capitano continuava inutilmente a sbraitare ordini alle sue truppe. Franz vide che oramai le truppe dell'armata di Dio erano allo sbando. Prese un sigaro, lo portò alle labbra e lo accese.

“Adoro i piani ben riusciti,” disse Franz compiaciuto.

“Ohé, bello bè. Mi sa che sei rimasto solo. E perché non vieni? Che cosa hai, paura? Senza i tuoi sgherri non vali a niente” disse Massahyu, schernendo il capitano dell'armata di Dio.

“Maledetti! Avete attaccato con l'inganno. Se quel vigliacco del vostro compagno non mi tenesse sotto mira con delle granate, mi divertirei a farvi fuori con le mie mani,” disse furente il capitano.

“Ohé, io vi avrei affrontati tutti da solo, solamente con l'aiuto del mio potente braccio sinistro. È stato Franz a convincerci che non avevamo tempo, ed a escogitare questo piano. E vi è andata bene, altrimenti delle vostre lacrime sarebbe echeggiata l'intera vallata. La vostra fine sarebbe stata più lenta e dolorosa. Voglio comunque darti la possibilità di essere umiliato dal Divino Massahyu di tutti i Nausicani. O Franz, lascia che questo pagliaccio vestito da eunuco si batta con me!” disse Massahyu.

“Mah, se proprio ci tieni... È tutto tuo” rispose Franz.



VII


Nel mentre che Massahyu rispondeva al capitano dell'armata di Dio, Bart si era precipitato a liberare Lynn.

“Non preoccuparti Lynn. È tutto finito. Ora sei libera”, disse Bart.

“Grazie, sapevo che saresti tornato per salvarmi. Però non vedo Ken. Come mai non è venuto anche lui? Dimmi, chi sono quei due strani tipi? Dove li hai incontrati?”, chiese Lynn.

Bart prese un lungo respiro e sospirò.

“È una lunga storia. Stavo cercando Ken perché mi aiutasse a salvarti. Sono tornato nel villaggio dove ci eravamo lasciati. Nessuno però ha saputo dirmi dov'era andato Ken. Quando stavo lasciando il villaggio, ho incontrato la pattuglia dell'armata di Dio. Penso che avessero intuito dove ero diretto. Ho cercato di scappare. Loro però erano più veloci di me. Ad un certo punto, mi sono ritrovato di fronte quei tre. Ho provato ad evitarli ed ho sterzato. Allora mi hanno raggiunto gli uomini del tenente. Pensavo di essere spacciato. Per fortuna il tenente ha preso ad insultarli. È stato un tremendo errore. Anche se non sembra, sono dei bravi combattenti. Mi hanno detto di essere dei Nausicani, e di venire da molto lontano. Non solo gliene hanno suonate per bene, ma durante la lotta li hanno anche presi in giro” rispose Bart, che mentre raccontava la scena rise.

“Bene, sono contenta; hai avuto fortuna ad incontrarli. Sono preoccupata per Ken. Se non è venuto, forse è in pericolo” disse Lynn.

“Ken in pericolo? Lui è sempre il più forte. Non aver paura, sento che lo rivedremo presto” rispose Bart.

“Guarda, sembra che il più grosso dei Nausicani abbia appena sfidato il capitano. Bart, ho paura. Il capitano è fortissimo. Lo ucciderà!” disse Lynn.

“Ah, sì? Quello è Massahyu. È il più forte dei tre. Non credo che corra nessun pericolo. Vieni, andiamo a vedere, non voglio perdermi la scena. Ci sarà da ridere, vedrai” rispose Bart.

VIII


Massahyu tracciò con il piede una linea sul terreno, ci sputò sopra e disse:

”E oltrepassa! E bisticcia! Io sono Massahyu, e tu assaggerai l'amara sconfitta che spetta ai vili. E perché non vieni?”.

Il capitano dell'armata di Dio fremette dalla rabbia.

“Buffone, ti farò fuori lentamente, così avrai il tempo di pentirti delle tue parole” rispose il capitano. Massahyu rispose con un sonoro rutto, irridendo l'avversario con queste parole:

“Col prossimo ti cappotto. E perché non te ne tracci, che ci fai più bella figura? Mi che non ti faccio toccare neanche terra!”

Il capitano, con un urlo selvaggio, si gettò contro Massahyu. Così ebbe inizio la lotta. Il capitano cercò di colpire Massahyu con un calcio, il Nausicano bloccò il colpo con il braccio, fece un giro su sè stesso e diede una gomitata sul viso del capitano. Il capitano indietreggiò. Massahyu allora attaccò con un calcio al volo; il capitano si spostò di lato e schivò. Prima che il Nausicano riuscisse a voltarsi, il suo avversario lo attaccò con una serie di pugni e ginocchiate. Massahyu indietreggiò, apparentemente in difficoltà, e cadde.

“Ti sei già arreso? Dov'è finita la tua spavalderia? Ah, lo sapevo che eri solo un buffone. Adesso ti darò il colpo di grazia, maledetto mutante!”, disse il capitano. L'avversario si avvicinò al Nausicano a terra.

”Oh, no! Lo sapevo che non ce l'avrebbe fatta. Ora lo ucciderà. È tutto perduto!” urlò Lynn. Bart non disse nulla, ma sorrise. Il capitano guardò il suo nemico e disse:

“Ti schiaccerò la testa con le mie mani, conoscerai la presa della scuola del boa!” L'avversario prese la testa del Nausicano tra le mani ed incominciò a stringere. Chi assistette all'incontro, raccontò in seguito di aver sentito il suono delle ossa del Nausicano che scricchiolavano.

“Tra poco sarai un pagliaccio morto! Quanto mi dispiace” disse con tono canzonatorio il capitano. in quel momento Massahyu prese a ridere.

”Cosa? Sei impazzito forse? Ridi pure. Vedremo se riderai anche da morto” disse il capitano.

“Embè, grazie per il massaggio, però hai il tocco troppo delicato. Adesso già ti faccio vedere io”.

Dette queste parole, Massahyu, con una mossa fulminea, diede una poderosa testata al suo avversario. Questo, nonostante fosse ancora stretto dalla morsa del capitano. Si udì un rumore come di cocci rotti. Il capitano si prese la testa tra le mani e iniziò ad urlare. L'urlo del poveraccio sembrava una sirena.

“Ohé, già sei poco delicato. Ululi come una giovane meretrice al suo primo giorno di lavoro. È forse questo l'effetto che ti fa l'essere di fronte ad un vero guerriero?”, disse Massahyu.

“Ahharrgg, maledetto, pagherai anche questa!” rispose il capitano. I due si affrontarono di nuovo. Massahyu attaccò per primo con una serie di pugni; il capitano li parò tutti e cercò di assestare un calcio rotante al Nausicano. Massahyu parò e rispose con un terribile gancio destro. Il capitano barcollò, fece come per cadere. In quel momento, Massahyu si portò al fianco sinistro dell'avversario e gli mollò un secondo potente gancio. Il capitano allora perse l'equilibrio e cadde. Massahyu afferrò il capitano per il collo, lo sollevò da terra con il solo braccio sinistro, e lo colpì, facendolo volare in aria. Quando il capitano stava per ricadere a terra, Massahyu con una velocità fulminea, gli diede un altro terribile pugno, proiettandolo di nuovo in aria. Massahyu arrestò ancora una volta la caduta del capitano con un potentissimo pugno, spedendo per l'ennesima volta in volo il malcapitato. Con un tonfo sordo il capitano ricadde sulla sedia dalla quale poco prima si era alzato per sfidare il Nausicano.

“Embè, e non te lo dissi che non mi potevi e che non avresti toccato neanche terra? Guardati ora! Sei patetico e debole! Forse ho capito. Una femmina ferengi travestita da guerriero, sei. Così ti conciasti per conquistare i favori di un potente signore, così sacrificasti le molli tue terga ai capricci dei suoi guerrieri. Il che ti rese ricco e rinomato. La tua avidità fu seconda solo alla tua dedizione, per la quale desti ben più che l'anima, tanto che dei tuoi servigi furono composte canzoni. Nei fuochi degli accampamenti, i guerrieri, tra una battaglia e l'altra, nel declamare le tue gesta levano alta la voce e alla cetra si accompagnano” disse Massahyu.

Il capitano, con fatica, si rimise in piedi. Il suo sguardo era colmo di odio per il Nausicano. Egli si abbassò e raccolse la spada con la quale aveva decapitato il tenente. La sguainò e con un urlo semi bestiale apostrofò il Nausicano:

”ARRGHH. Ti mangio il cuore! Ti farò lavorare con le tenaglie e la fiamma ossidrica dai miei soldati strafatti di narco!! La pagherai!”.

“Embè, e che gentile che sei. Per i massaggi facciamo un' altra volta, non ho tempo per i tuoi servigi. Pensi sempre agli affari, vero?”, rispose con noncuranza Massahyu.

“Attento Massahyu. Ora quel pagliaccio ha una spada. E da quel che ha fatto al suo tirapiedi, credo la sappia usare” disse Franz, che durante la lotta era sceso dal tetto.

“Ohé, e che problema c'è? Così già mi diverto di più. E perché non se ne viene?”.

Dette queste parole, Masshyau tirò fuori la sua leph'hà. I due si fronteggiarono.

“Cosa credi di fare con quello stuzzicadenti? Io sono il più grande spadaccino dell'intera armata di Dio. Stai tranquillo, intendo risparmiarti la vita, devi morire lentamente” disse il capitano.

“Oh Massahyu, e pungilo quell'ambiguo fanfarone!”, gridò, entusiasta, Pyllolla.

“E che paura mi fai. Vieni bello bè che ti apro un sorriso tra un orecchio e l'altro!” rispose Massahyu.

Il capitano si lanciò contro il Nausicano brandendo la spada e menando fendenti a destra e a manca. Massahyu si trovo così costretto a schivare gli affondi del suo avversario. Il capitano era molto veloce nel maneggiare la spada. Quasi neppure si vedeva la lama che sferzava l'aria. Massahyu però era ancora più veloce. Nemmeno una volta la lama lo sfiorò. Il capitano allora perse il controllo, e prese a sferrare colpi alla cieca.

“Ohé, mi sono stancato del balletto. Ed ora guarda che cosa sa fare un Nausicano!”. Dette queste parole, Massahyu passò al contrattacco. Il Nausicano eluse la difesa del capitano, e con abile e velocissima mossa gli amputò la mano che reggeva la spada. Il capitano guardò con smarrito stupore il moncherino, e rimase muto ed immobile come una statua.

“E non è mica finita qua. Ammira ora l'abilità del Divino Massahyu di tutti i Nausicani!” Detto ciò, Massahyu con mosse fulminee incise sul petto del capitano il motto della USS CAPELLA9, accompagnato dalla perfetta rappresentazione della figura della nave e dalla Prima Legge Nausicana10. Pyllolla e Franz si spellarono le mani a furia di applaudire.

“Veramente notevole, non pensavo che fossi così abile. È una vera opera d'arte” commentò Franz.

“Embè, è sicuramente il tuo miglior lavoro, o Massahyu” disse entusiasta Pyllolla.

“Già lo credo! È opera mia! Così ti ricorderai per sempre di chi ti ha umiliato e sconfitto” disse Massahyu, compiaciuto.

Il capitano, che fino a quel momento era rimasto paralizzato dalla sorpresa, proruppe in un urlo di dolore. L'incredulità lasciò posto alla paura. Allora cercò di scappare, chiedeva aiuto e si lamentava. La sua sfortuna fu che finì proprio in mezzo alla folla. Si trovò così tra le stesse persone che lui e i suoi sgherri avevano umiliato, torturato e affamato. Il capitano ormai non riconosceva più nessuno. L'unica cosa che gli importava era riuscire a fuggire da lì. Quando la folla gli si strinse intorno con il proposito di vendicarsi delle sofferenze patite, egli continuò a offrire loro denaro per comprarsi la salvezza. Quelle parole li fecero impazzire. Un immenso numero di mani lo afferrarono. Il capitano capì in quel momento ciò gli stava accadendo. La consapevolezza lasciò il posto al terrore.

In un attimo, tutto era finito. La furia, così come era venuta, scomparve. I cittadini si allontanarono. Ognuno tornò ad essere quello che era. Quasi come se fosse un solo essere guidato da un'unica volontà, la gente si allontanò e decise di tornare alle proprie case. La piazza si svuotò. Ciò che rimase di quello che una volta era un uomo, era irriconoscibile. Franz, Pyllolla, Massahyu, Bart e Lynn guardarono là dove il capitano aveva trovato la fine.

“È una morte terribile. Per chiunque” disse Franz.

“In fondo è giusto così. Lui aveva tolto loro la dignità. Loro si sono presi la sua vita,” disse Bart.

Lynn rimase in silenzio. Se pensava qualcosa, non lo disse.

“Ohé, è un peccato! Quelli hanno rovinato il lavoro di Massahyu. Non hanno rispetto per l'arte” commentò amaramente Pyllolla.

“Embè, mi mancava solo la firma. Già potevano almeno aspettare che finissi!” disse imprecando Massahyu. Franz, Pyllolla, Bart e Lynn annuirono. Pyllolla si voltò e per puro caso vide Stone che, non visto, stava attraversando di corsa le porte della città. Scappava e cercava di salvare la vita. Pyllolla, Franz e Massahyu decisero di lanciarsi all'inseguimento.




IX


Stone aveva visto con i suo occhi la fine che aveva fatto il capitano. Era lì quando accadde. L'unica cosa che aveva pensato in quel momento, era che se non voleva fare la stessa stupida morte, doveva andarsene subito, scappare, correre via, fuggire. Non pensava ad altro neppure ora. I suoni cupi e sordi dei battiti del cuore gli martellavano nei timpani. Non sentiva nulla, se non quel suono che gli rivelava la propria paura. Aveva approfittato della confusione per strisciare fuori dalla piazza, dove la folla era impazzita, dove colui che credeva il più forte era stato travolto da una forza ancora più grande. Stone non riusciva a spiegarselo. Solo poche ore prima lui era un privilegiato, era una guardia dell'armata di Dio. La gente lo temeva e lo rispettava. L'arrivo di quei maledetti demoni Nausicani aveva cambiato tutto. Come era potuto succedere? Il tenente aveva ragione. Non sono umani. Il capitano non l'aveva capito. A Stone questo non importava. Rispettava il capitano perché credeva fosse il più forte. Non era così. Il capitano si era fatto sconfiggere come un idiota.

“Chi se ne frega. L'unica cosa importante è che riesca ad andare via, lontano. Dove quei maledetti Nausicani non possano trovarmi. Poi potrò tornare in affari. Sono riuscito a mettere da parte abbastanza denaro per mettere su un esercito mio. I Nausicani prima o poi se ne andranno via. Non hanno forse detto al tenente che dovevano tornare a casa? Tornino pure all'inferno. Allora io potrò tornare nella città. Così avrò la mia vendetta. Insegnerò loro il rispetto. Pagheranno per aver riso di me. Tornerò ad essere temuto!” pensò tra sè Stone.

Di fronte a lui vide una macchina ferma. Stone rise. Riconobbe l'auto. L'aveva vista schizzare via dopo la morte del capitano. Conosceva il pilota. Lo aveva chiamato. L'aveva supplicato di fermarsi.

“In nome della vecchia amicizia. Ti prego, aiutami!”, gli aveva urlato. Il maledetto non l'aveva aspettato. Non solo: aveva cercato di investirlo. Sembra abbia cambiato idea. Bene. Adesso l'auto era lì. La salvezza era vicina. Avrebbe avuto la sua vendetta. Il pilota avrebbe pagato per primo. Stone si avvicinò all'auto. Era vuota. Strano. Come poteva aver abbandonato l'unico mezzo di fuga? In quel momento, sentì alle sue spalle un urlo soffocato. Il respiro gli si mozzò. Era caduto in una trappola, una stupidissima trappola. Vide i suoi sogni di vendetta e ricchezza svanire di fronte ai suoi occhi. Aspettò. Per un lunghissimo istante credette di esser prossimo alla morte. Non successe nulla. Con uno scatto si girò. Il pilota era lì, di fronte a lui. Stava ritto in piedi, immobile, senza dire una parola. Stone lo guardò e rise.

“Imbecille. Hai perso l'unica occasione che avevi per farmi fuori. Ora sarò io ad ucciderti,” disse Stone. Egli si avvicinò al pilota, in mano aveva un coltello. Il pilota lo guardò, sembrava che lo vedesse per la prima volta. Dischiuse le labbra, come per parlare. Un fiotto di sangue gli uscì dalla bocca.

“Ma guarda. Sembra che non dovrò fare un gran lavoro per farti fuori. Vedo che mi hai già dato una mano. Tanto meglio” disse Stone. Inaspettatamente il pilota parlò con voce chiara e forte:

“Idiota. Non puoi farmi nulla. Sono già morto. E tu lo sarai presto!”. Dette queste parole, l'uomo letteralmente esplose, di fronte agli occhi stupefatti di Stone. Il sangue si sparse in ogni direzione. Stone ne fu investito in pieno. La cosa lo lasciò del tutto indifferente. Dietro al pilota era apparso un uomo. Era alto. Vestiva di blu. Portava ai polsi delle fasce bianche. Nel petto aveva sette ferite. Lo sguardo era freddo e spietato.

“Ma guarda. Hai ucciso quel maledetto. Ti devo un favore. Ora vattene, se non vuoi che ti faccia rimpiangere di avermi incontrato,” disse Stone.

“Ma davvero?” Pronunciate queste parole, lo straniero sputò per terra.

“Vedo che hai deciso di morire. Bene. Se vuoi ti accontento subito” rispose Stone.

“Mi dispiace per te, ma sarai tu a morire. Prima però mi dirai dovo sono i miei amici. Ho saputo che sono prigionieri in questa città” disse lo straniero.

“Buffone! Pensi che abbia paura di te? I demoni ci hanno fatto visita, e vedi quale è stato il risultato. La città non c'è più. Io ho visto i Nausicani!!!” rispose Stone, ridendo. Lo straniero corrugò la fronte. Lo sguardo si fece ancora più tagliente.

“Non sei il primo che mi parla di questi Nausicani. Anche questo lo ha fatto, prima di morire. Dimmi chi sono! Subito!” disse lo straniero.

Stone sentì un rumore di passi che si avvicinavano in fretta. Si girò, in lontananza vide tre figure che si dirigevano verso di loro. Riconobbe i Nausicani. La paura si impossessò di lui.

“Chi sono? Lo scoprirai presto a tue spese. Ora basta parlare!” Dette queste parole, Stone si gettò contro lo straniero brandendo il coltello. Lo straniero parve non muoversi. Quando Stone si avvicinò cercando di colpirlo con la sua lama, il suo avversario con uno scatto velocissimo allungò il braccio e colpì con il dito indice la fronte di Stone. Stone si sentì sollevare da terra, il dito era penetrato nella scatola cranica. Non sentiva né dolore né paura.

“Ho colpito un punto segreto di pressione. Ti rimangono dieci secondi di vita. Ora parla. Dove sono i miei amici?” disse lo straniero. Stone vide in quel momento tutti i suoi sogni di vendetta, ricchezza e gloria svanire. Buffo, pensò. Era la seconda volta in pochi minuti che gli succedeva.

“Crepa, bastardo! Non saprai nulla da me. L'unica cosa che mi consola è che i Nausicani stanno arrivando. Penseranno loro a te. Rimpiangerai di averli incontrati. Come l'ho fatto io. È arrivata la tua ora, maledetto!” Dopo che ebbe proferito la sua maledizione, Stone esplose. Così morì.

“Stupido. Saprò lo stesso dove sono i miei amici. In quanto ai Nausicani, avranno a che fare con il successore della sacra scuola di Hokuto” disse lo straniero.



X


“Guardate, ecco laggiù Stone. Chi sarà l'altro che è con lui?” chiese Franz.

“Ohé, quel vile di Stone ha tirato fuori il coltello. Mi sa che ora si picchiano. E noi ci perdiamo la festa” disse Pyllolla.

”Embè, e quello non si scansa? Myllu mih11 che lo punge” disse Massahyu.

“Incredibile, quel tipo ha bloccato Stone con un solo colpo. E ora che fa? Lo sta sollevando in aria con un solo braccio” osservò Franz.

“Ma che bello sforzo. E che ci vuole a tirare su un sacco pieno di fetido gas come Stone? Già ci riesce anche un bambino” disse Pyllolla.

“E perché non guardate? Quello lì ha appena crepato Stone. È esploso come un peto, e poco che ne fa di rumore quel tronfio sacco gonfio di aria putrida” commentò Massahyu.

“Ohé, quello lì ci ha appena sottratto la nostra legittima vendetta. Quando arriviamo li già mi sente” disse Pyllolla.



XI


Il successore della sacra scuola di Hokuto si voltò e vide tre figure che sopraggiungevano. Due sembravano dei mutanti, o forse neppure umani. Sarebbero stati lì a minuti.

“Bene, loro mi forniranno le risposte che cerco. Se si rifiuteranno di parlare, conosceranno la mia rabbia!” disse lo straniero.



XII


Franz, Massahyu e Pyllolla si trovarono di fronte allo sconosciuto. Per un momento i quattro rimasero in silenzio e si studiarono. Il primo a parlare fu il successore della sacra scuola di Hokuto:

”Voi dovete essere i cosiddetti Nausicani. Non so da dove veniate, certo non sembrate neanche umani. Non so perché quei due vi temessero tanto. Io non vi temo di certo. Venite dalla città, quindi avete le risposte alle mie domande. Ora mi direte dove sono i miei amici, altrimenti farete la fine dei vostri compari”

“Ohé, bello bè, mi sa che non hai capito, tu! Stone era un vile buffone, e compare tuo nel parlare vanamente. E già ha fatto la fine che meritava. Ma tu ci hai appena sottratto la nostra legittima vendetta. E che bravo che sei, già ci hai rovinato il divertimento. La prossima dilla con la bocca!” rispose irato, Pyllolla.

“Lo sapevo che non dovevo perdere tempo a cercare di parlare con voi. Ora vi farò un po' male, così mi direte ciò che voglio sapere” disse con fare minaccioso il successore della sacra scuola di Hokuto.

“Ohé, a chi l'hai detto, tu? E perché non vieni? Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia. Mio è l‘onore e la gloria. Il mio solo nome evoca il pianto luttuoso delle madri dei vili che ardiscono definirsi guerrieri, ed evoca le grida di lussuria appagata delle vedove e delle loro figlie. Io che discesi nel Gre'thor12 e mi battei contro il mitico Fek'lhr13. Il vile volle sfidarmi, non sapendo che avrebbe conosciuto la sconfitta per mano mia. Umiliai in combattimento, usando il mio solo braccio sinistro, quel peloso e bavoso bulldog troppo cresciuto. Egli mi supplicò tra le lacrime di risparmiargli la vita, offrendomi i suoi servigi e la sua libertà. Bene si adattò al collare che forgiai per lui. Egli ora dimora nella mia casa di campagna. L'unico obbligo che mi è toccato, cosa del quale mi lamento, è che debba portarlo fuori nella notte ad espletare i suoi bisogni. Per il resto, ne sono soddisfatto: tiene lontani i ladri e suscita l'invidia dei miei vicini quando lo porto a spasso. Ti è toccata in sorte la sconfitta. E perché non te ne tracci che ci fai più bella figura? E bisticcia! Mi che ti crepo!” disse Pyllolla, sfidando lo sconosciuto.

“Ehi Pyllolla, non credo sia necessario combattere. In fondo, quel tipo ha tolto di mezzo Stone, siamo dalla stessa parte. Andiamocene e lasciamo che vada in città, tanto noi qui abbiamo finito. Il tricoder non ha trovato niente che possiamo utilizzare per reintegrare le nostre scorte di energia. Non ha scopo rimanere ancora” disse Franz.

“Oh Franz, quel vile ha infangato l'onore dei Nausicani con le sue parole. E poco che gliela farò pagare!” rispose con tono fiero Pyllolla.

“Voi non andrete da nessuna parte, dovevate pensarci prima, ora è tardi. Io sono Ken, il successore della sacra scuola di Hokuto. Sarai tu ad esser sconfitto. Hai fatto male i tuoi conti” disse Ken, nel mentre che si schioccava le nocche della mano. I due si prepararono alla battaglia.

Pyllolla si lanciò subito all'attacco, cercando di colpire Ken con una serie di pugni e calci rotanti. Ken schivò i colpi di Pyllola con apparente facilità. Pyllolla continuò ad attaccare, senza però riuscire a colpire il suo avversario, poiché Ken si muoveva troppo velocemente.

“Mi se ti fermi, così ti posso crepare. Embè, piantala di scappare!! Combatti come un codardo!” disse Pyllolla. Sentite quelle parole, Ken lanciò un urlo e colpì per due volte Pyllolla, scagliandolo letteralmente in aria. Pyllolla atterrò ai piedi di Franz, producendo un suono come di vetri rotti.

“Non mi sembra che te la cavi bene, e non dirmi che non ti avevo avvisato. Quel Ken è più forte di te. Mi sembra ovvio che non ce la fai, perché non ti arrendi?” disse Franz, in tono vagamente ironico.

“Uhia, e già fa poco male. A chi è che l'hai detto di arrendersi? Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia, il mio nome è temuto più della morte stessa. Già ti faccio vedere se non lo crepo a quello lì!” rispose inferocito Pyllolla. Il Nausicano si alzò in piedi e si avvicinò a Ken, con l'intento di riprendere la lotta. Pyllolla alzò il braccio destro per colpire il suo avversario. In quel momento successe una cosa strana. Il braccio di Pyllolla si fermò a mezz'aria. Per quanto si sforzasse, il Nausicano non riusciva a muoverlo. Tra lo stupore di Franz e Massahyu, Pyllolla si diede da solo un tremendo pugno in faccia.

“Uuhia, embè, che succede?”, disse sorpreso e dolorante Pyllolla.

“È semplice. Ho toccato un punto segreto di pressione. Non controlli più il tuo braccio. Ora continuerai a colpirti da solo, finché non morrai. Mi sembra la giusta punizione per uno sbruffone come te” disse Ken. Ancora una volta Pyllolla si diede un bel pugno in faccia. Massahyu e Franz erano sbalorditi. Vedevano il loro compagno colpirsi da solo selvaggiamente.

“Mai visto nulla di simile,” disse Franz.

“Ohé, mi sa che Pyllolla ha deciso di darsi un nuovo aspetto, tanto può solo guadagnarci” disse ridendo Massahyu.

“Uiha!! Mpff, Uiha!!” gridò Pyllolla. Il Nausicano non riusciva più a controllare il suo braccio, e continuava a darsi pugni in faccia. Pyllolla emise allora un ruggito, bloccò con l'altra mano il colpo che si stava per infliggere, e strinse il suo pugno con forza.

“Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della galassia! Io che da solo battei una squadra esplorativa della Specie 8472. Quelle vili salamandre si preparavano ad esplorare il pianeta Galorndon Core. Io li scopersi e li umiliai in battaglia. E visto che la lotta mi mise fame, ne approfittai per cibarmi di quelle gustose lucertoline. Il dolce sapore degli spiedini, che ottenni dalle loro molli membra, fu il giusto premio per un valoroso guerriero come me. Poi restituii i loro corpi alla natura, come si usa fare dopo un lauto pasto. Mia è la fama e l'onore delle più grandi gesta mai narrate. Nessuno può sconfiggere il grande e temuto Pyllolla! Ma! Anche il mio braccio è Pyllolla! Anch'esso è il più grande guerriero della galassia. Può forse Pyllolla battere Pyllolla? No! Non può essere! Solo Pyllolla può trionfare! Io sono Pyllolla! Io sono il vero e unico invincibile guerriero di tutta la galassia. Ecco! Ha inizio una delle battaglie più gloriose che siano mai state narrate. Pyllolla contro Pyllolla!” disse Pyllolla. In quel momento, il braccio del Nausicano si liberò dalla stretta che lo aveva bloccato, e cercò di colpire ancora il volto del suo padrone. Pyllolla schivò il colpo che egli stesso cercava di infliggersi.

“Vile braccio, mi hai mancato. Non vincerai, poiché io sono Pyllolla e l'amara sconfitta ti attende. E perché non vieni?”. Così parlò Pyllolla, sfidando il suo stesso braccio. Di nuovo il Nausicano riuscì parare il colpo e fermare con la mano sinistra il proprio pugno.

“Embè, non vedi che non mi puoi? Rinuncia o braccio, poiché io sono il più forte!” disse Pyllolla. Il dialogo tra Pyllolla ed il suo arto ribelle, fu interrotto da Franz, che nel mezzo della coraggiosa lotta, si era avvicinato al Nausicano e gli aveva prontamente somministrato un sedativo con la siringa ipodermica.

“Bene. Questo dovrebbe risolvere il problema. Non potrai usare il braccio per un po', ma almeno la pianterai di vantarti e di litigare con il tuo braccio” disse Franz, con evidente sollievo. Non avrebbe sopportato ancora un'altra scena come quella a cui aveva appena assistito. Il braccio del Nausicano pendeva inerte al suo fianco.

“Ohé, o Franz, ti ringrazio. Tu hai interrotto la più grande e gloriosa battaglia mai combattuta. Ma già va bene, così io posso prendermi la giusta vendetta contro quel pagliaccio! Oh Ken, pronto sei a essere umiliato dal prode Pyllolla? Anche con un solo braccio posso batterti! E perché non vieni?” disse con tono di sfida Pyllolla.

“Embè, o Pyllolla, e perché non la pianti di dare aria ai denti? Mi che tu quello lì non lo puoi mica! Già ci vuoi tu. Ohé, scansati, che provo io!” disse Massahyu. Pyllolla si fece da parte, non senza lanciare invettive contro il suo compare Nausicano. Massahyu e Ken si trovarono così l'uno di fronte all'altro. Entrambi incrociarono le braccia, e presero a studiarsi.

“Come mai sono così immobili? Cosa aspettano ad affrontarsi? Strano, Massahyu sembrava non vedesse l'ora di confrontarsi con quel Ken” disse Franz.

“Oh Franz, già si vede che non ne capisci nulla di arti marziali. E perché non guardi bene? Massahyu e quel pallone gonfiato hanno già cominciato a lottare. Embè, i loro colpi sono così veloci che sembra che siano fermi entrambi. Non senti l'aria che spostano con la lotta? Ohé, solo i grandi maestri riescono ad essere così veloci. Guarda, ora Massahyu ha appena sferrato un calcio, Ken l'ha parato con un braccio” disse Pyllolla. Franz puntò il tricoder su Massahyu e Ken, era curioso di verificare la velocità con la quale i due avversari combattevano.

“Mmm... Pyllolla, secondo il tricoder quei due non si sono mossi neanche di un centimetro. Però su una cosa ci hai preso: si è alzato un po' di vento” rispose con un sorriso ironico Franz.

“Ehm... davvero? Beh... mi era sembrato strano che Massahyu fosse così bravo” disse perplesso Pyllolla.

“Allora, pensavo che volessi batterti con me. Cosa aspetti? Quel buffone del tuo amico si è salvato. Non conosco la tecnica che vi ha permesso di annullare l'effetto del mio colpo. Non vi servirà più comunque. Il successore della sacra scuola di Hokuto non commette due volte lo stesso errore. Ora colpirò solo centri vitali. Adesso sarai tu a parlare, e forse ti salverò la vita. Forse” disse con voce decisa e gelida Ken.

”Ohé bello bè, mì che io non sono Pyllolla. Io sono il Divino Massahyu di tutti i Nausicani14. Io che da solo piegai i Borg al mio volere. Quei pavidi spaventapasseri di latta incontrarono la più umiliante sconfitta mai patita nel corso della loro misera esistenza. Tutti sanno che tu fosti generato da tua sorella, la quale si congiunse con il cinghiale più grasso della foresta. Per essere certa che tu avessi i natali, la tua perversa genitrice si mutò in agnello, ed anche si congiunse con il montone selvatico. Questi furono i tuoi padri. I tuoi fratelli sono il lupo della foresta e l'avvoltoio delle montagne, giacché tua madre ebbe dimora a lungo nella foresta. Il mio nome è Massahyu, della Divina Scuola di Iskuto! E perché non vieni? Sarai tu ad essere sconfitto!”, rispose in tono di sfida Massahyu.

“Non conosco gli svedesi di cui parli, né conosco la scuola di Iskuto, cui ti vanti di appartenere. Ti farò pentire di aver sfidato e insultato il gran maestro della sacra scuola di Hokuto. Con le tue sconsiderate parole, hai firmato la tua condanna a morte!” rispose Ken.

Così la lotta ebbe inizio. Ken attaccò per primo, sferrando un calcio volante contro Massahyu. Il Nausicano parò il colpo con il braccio, e a sua volta attaccò Ken con un calcio rotante. Il gran maestro di Hokuto schivò il calcio di Massahyu e cercò di colpire il Nausicano con una serie di veloci pugni. Massahyu schivò con abilità tutti i colpi portati da Ken. I due avversari si separarono, e presero di nuovo a studiarsi.

“Forse ti avevo sottovalutato. Sei più forte di quel buffone del tuo compare. Ma la scuola di Iskuto non è all'altezza della sacra scuola di Hokuto. Ora si fa sul serio. Preparati” disse Ken, con un sorriso ferale sul volto.

“Embè, anche tu non sei male, ma non sei certo al livello del Massahyu di tutti i Nausicani. Ora ti mostrerò la forza di Iskuto. E perché non te ne tracci, già che sei ancora in tempo?”. Dette queste parole, Massahyu si lanciò all'attacco. Il Nausicano dette a Ken un potente pugno, il maestro di Hokuto lo parò, e con un velocissimo salto si portò alle spalle di Massahyu, colpendolo con un tremendo calcio. Il Nausicano venne scaraventato in aria, e atterrò proprio ai piedi di Pyllolla.

“Ohé, chi è che non lo poteva, quello lì? Già stanco sei? Embè o Franz, e perché non provi ad usare il comunicatore per chiamare tuo padre Baakis? Mi sa che a Massahyu servono rinforzi!” disse Pyllolla ridendo.

“O Pyllolla, mì che ti crepo! Già ce ne vuole per sconfiggere Massahyu!” Pronunciate queste impavide parole, Massahyu si alzò e si preparò ad affrontare di nuovo il suo avversario.

“Oh bello bè, hai avuto solo fortuna, prima. Ora preparati ad affrontare l'ira di Massahyu. Adesso si fa sul serio,” disse Massahyu.

“Sto tremando dalla paura” rispose impassibile Ken. Il duello tra i due ricominciò. Il Nausicano cercò di attaccare Ken con una serie di pugni e calci combinati. Ken schivò, e mollò un pugno al Nausicano. Massahyu con rapidità fulminea, all'ultimo momento si scostò e diede una gomitata sul viso del suo avversario. Ken indietreggiò. Il Nausicano allora si fece avanti per colpire di nuovo. Solo che Ken si era già ripreso, e approfittò del fatto che Massahyu era rimasto scoperto per sferrare una serie di pugni sull'addome del Nausicano. Massahyu incassò i colpi, e indietreggiò barcollando.

“Non mi diverto più. Adesso facciamola finita. È arrivata la tua ora” disse Ken. Massahyu si mise a ridere, e disse:

”Ohé, a chi è che lo hai detto, tu? E perché non ci provi? Già te lo dissi, sarai tu ad essere sconfitto. Preparati. Ora conoscerai il divino colpo di Thi'krephò Ikizi”. Ken sputò a terra e rispose:

”Non hai nessuna speranza. I tuoi colpi non possono farmi nulla. Sei un illuso”.

“E perché non te ne prendi questo?”, urlò Massahyu lanciando un attacco in volo. Ken vide arrivare il Nausicano e si preparò a colpire. Accadde allora una cosa imprevista: Massahyu scomparve a mezz'aria. Ken rimase stupito. Si guardò intorno, ma non riuscì a vedere il suo avversario.

“Dove ti sei nascosto? Non pensare di riuscire a scappare. Questi trucchetti non ti serviranno con me!” urlò Ken, senza però riuscire a capire dove era scomparso il suo avversario. Improvvisamente, così come era scomparso, Massahyu comparve davanti a Ken e lo colpì sulla fronte con una forza sovrumana, usando il taglio della mano. Ken fu scaraventato in aria dalla potenza del colpo, e atterrò ai piedi di Pyllolla.

“Embè, non è che non ti faceva nulla con i suoi colpi? Già l'hai capito che parlavi vilmente e vanamente? Massahyu ha usato la divina arte di Thi'krephò Ikizi. Oè, già lo sai che solo i più grandi guerrieri di Nausicaa sono iniziati alla sua pratica? Nessun Nausicano iniziato ai suoi segreti è mai stato sconfitto in battaglia. E perché non ti ritiri?” disse Pyllolla, schernendo Ken.

“A te, buffone, penserò dopo. Devo ammettere che non te la cavi male. Ma devi sapere che neanche tu conosci le tecniche segrete della scuola di Hokuto. Chi le ha viste, non è soppravisuto per raccontarlo” disse Ken, alzandosi e andando incontro a Massahyu.

Ancora una volta i due avversari si trovarono di fronte l'uno all'altro. Dall'inizio del duello entrambi si erano affrontati coraggiosamente. Le sorti della lotta erano imprevedibili. Massahyu era più determinato che mai. Avrebbe vinto lo scontro o sarebbe morto con onore. Nessun altra via esisteva. Ken sapeva che per conoscere quale fine avevano fatto i suoi amici, doveva vincere. Nessuno l'avrebbe fermato. Franz e Pyllolla guardarono con apprensione i due sfidanti. Quale sorte sarebbe toccata loro? Massahyu sarebbe riuscito a trionfare? Oppure avrebbe incontrato la sua fine in quel mondo lontano dal suo? Queste ed altre domande venivano in mente ad entrambi. Ora non potevano che aspettare. La battaglia ricominciò.


Fine della prima parte. (To be continued)



Ideato e scritto dal guardiamarina Giuseppe Ruiu 4094-A






N O T E

1 Coltello tradizionale nausicano. La dimensione della lama può variare da un minimo di 10 cm ad un massimo di 40 cm. Solitamente viene regalato dal padre al figlio maschio durante il Rito del Passaggio.

2 Di prossima pubblicazione presso l'editore nausicano Ishcophile. Non si penserà certo che Pyllolla l'abbia narrato senza scopo alcuno?

3Il terribile Formaggio Senziente Nausicano. L'unico cibo che bisogna convincere a lasciarsi mangiare!

4Certo che ce l'ha. La USS Capella è una nave della Sezione 31... ;-)

5Saluto tradizionale nausicano, significa “buon cammino”.

6Espressione dialettale nausicana, che significa pressappoco “corcarli de bbotte”.

7Espressione nausicana che significa “non sei alla mia altezza”.

8 Termine nausicano che significa: “ti procuro degli ematomi in tutto il corpo”. Per estensione: “cambio la tua fisionomia radicalmente”.

9 "That is the exploration that awaits you. Not mapping stars and studying nebulae, but charting the unknown possibilities of existence"

10Se c'è da picchiare, si picchia!”

11 Dal Nausicano. Avviso di pericolo imminente. Usato per indicare pericolo in combattimento.

12 Le gesta compiute da Pyllolla nella sua discesa nel Gre'thor sono narrate nella Nausicommedia composta in onore di Pyllolla dal poeta, e dissidente esiliato klingon, Bharroso, che fu ospite in casa di Pyllolla per qualche anno.

13 Il Fek'lhr klingon è descritto come il guardiano del Gre'thor, il luogo dove vanno i Klingon senza onore dopo la morte.


14Titolo ecclesiastico che spetta a Massahyu, discendente in linea diretta dal Primo Massahyu, il primo re dei Nausicani.




Scritto dai seguenti esseri - Written by the following beings

  • Giuseppe Ruiu aka "Saduk" 4094-A

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