ETICA SU VULCANO.

Sono Saduk figlio di Sarmuk e di T'Pan, Uditore di nuova nomina dell'Accademia Vulcaniana delle Scienze. Questo scritto è stato concepito per uno scopo divulgativo sull'etica di Vulcano, presentata ad un lettore terrestre attraverso l'interpretazione e la citazione di filosofi della Terra. Intendo sviluppare questo programma attraverso la discussione di alcuni punti, nell'ordine:
1) definizione preliminare dell'etica;
2) fondamenti dell'etica (quale etica secondo logica?);
3) rapporti tra soggetti e parallelismi con le istituzioni;
4) intorno alla metafisica.

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1) Secondo il dizionario Webster, edizione del XXIV secolo, l'etica è quel processo speculativo che indaga sulla natura del bene e del male e sull'applicazione di questi concetti nella vita pratica. Questa è la definizione più diffusa, e nonostante l'imprecisione tipicamente umana di concetti quali bene e male, è da ritenersi accettabile.
Il termine "etica" nella sua accezione oggi comune fu introdotto nella cultura terrestre dal greco Aristotele (che l'usò come titolo delle sue opere che trattavano di filosofia pratica). Egli distingue fra virtù etiche (che trattavano delle passioni e degli affetti) e virtù dianoetiche (che concernevano l'uso della ragione ed il modo in cui questa poteva portare alla migliore realizzazione delle aspettative umane). Delle due virtù, la dianoetica è quella che ci riguarda, poiché essa stabilisce la relazione tra la logica e l'etica. Resta da chiarire il fondamento logico di quest'ultima.

2) Per il lettore umano medio darò una definizione sintetica di logica: essa è la necessaria o conveniente rappresentazione d'insieme di un fatto e di un fenomeno in relazione al rapporto di interdipendenza tra i suoi elementi costitutivi. "La logica è la morale del pensiero", diceva Herbart. In più la logica si basa sul principio di non contraddizione, secondo cui è impossibile affermare insieme un enunciato e la sua negazione; ossìa è impossibile che sia a che non-a siano veri allo stesso tempo, e sul principio del terzo escluso, per cui un enunciato è vero o falso e non esiste una terza possibilità (tertium non datur). Altro fondamento è il simbolismo matematico (ossìa la logica basata sulla matematica e i suoi simboli invece che sul discorso) di proposizioni vere perché costruite su un linguaggio rigoroso e scientifico. "Le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi o di uno". Questa frase pronunciata dall'Ambasciatore Spock è chiara ed esemplare per ogni vulcaniano, ma come può essere vista o letta da un osservatore umano? Considero che le migliori basi per la comprensione siano da ricercarsi in parte nella teoria etica utilitaristica che, anche se soggetta alle consuete inesattezze umane, può rivelarsi utile strumento di analisi e chiave di lettura. L'interesse del singolo non può anteporsi ai bisogni della società. I termini di giusto, ingiusto, morale, immorale, buono, cattivo, sono soltanto termini collettivi, che stanno ad indicare un grado maggiore o minore di utilità collettiva o individuale. La verità di tale dottrina consiste nel riconoscimento dell'importanza dell'utile nella vita pratica. Ma l'utile riferito a quale soggetto? Nel nostro caso prendiamo in considerazione la società di Vulcano e le sue esigenze, per estenderle a loro volta alla Federazione, al Quadrante Alfa ed infine alla Galassia, poiché più grande è la scala più preciso è il modello. Evidentemente la realizzazione delle aspettative della società di Vulcano dipende dalla interazione fra i suoi singoli membri e lo svolgimento delle necessità della collettività; una cesura o un contrasto fra questi due termini sarebbe impensabile. Aggiungo che, di una teoria sono eminentemente rilevanti le predizioni delle necessarie conseguenze pratiche, come testimoniato dal vostro filosofo Peirce. Il benessere della società e la soddisfazione dei bisogni degli individui sono obiettivi di per sé stessi portatori di progresso e di conoscenza e di reciproci vantaggi e quindi sempre validi: dunque universali senza contraddizione (come richiesto da Kant perché una massima sia morale e come richiesto dal principio di contraddizione esclusa). Il discorso sull'etica ha la funzione ultima di garantire in modo equo il soddisfacimento dei bisogni sopra citati e di sviluppo della personalità. La prescrittività delle leggi morali che regolano la società vulcaniana implica la necessità della persuasione degli interlocutori, che si fonda sull'esame dei vantaggi delle conseguenze dell'azione prescritta rispetto alle altre possibili. Troverete questo punto di vista nel filosofo Toulmin che scrisse nella metà del XX secolo (i suoi studi riguardano soprattutto l'analisi del linguaggio morale). "La legge morale riguarda l'intenzione" (Kant); l'intenzione è un necessario fattore individuale. Quindi possiamo logicamente dedurre che l'intenzione è il risultato di un calcolo logico che porta ad adottare una scelta volontariamente deliberata: questa forma di ragionamento deduce quali azioni o cose risultino più efficaci. Quando la teoria non ci è più d'aiuto nella considerazione della migliore alternativa logica, la nostra riflessione è guidata dall'esperienza pratica dell'efficacia e non dalla nozione teoretica astratta. La riflessione sulla logica garantisce premesse comuni; quindi, nella discussione come in un negoziato, gli interlocutori fondano il dibattito sulla condivisione di una necessità pratica e teorica, ma ciò non ci autorizza a concludere che gli esiti debbano essere identici. Per le ragioni sopra esposte, l'esperienza di un vulcaniano, in mancanza di informazioni precise o in presenza di dubbi, è insostituibile, e strettamente individuale è la valutazione che può effettuare. Nell'esercizio della logica, come nella fisica, per ogni problema esistono infiniti sviluppi. Tutto ciò è fonte di pluralismo, come definito dall'I.D.I.C. (Infinite Diversità in Infinite Combinazioni). Infine il dovere è per ogni vulcaniano la naturale esigenza di servire l'interesse comune, per cui si può definire la nostra morale come deontologica.

3) Come si realizzano i rapporti fra i cittadini e le istituzioni? Allo scopo di dimostrare l'universalità delle proposizioni etiche nella società vulcaniana, introduco brevemente questo argomento. I rapporti tra i singoli sono improntati al confronto ed alla discussione, nonché alla essenzialità ed alla correttezza formale. Gli stessi princìpi informano l'azione dello Stato ma proiettati in una prospettiva più vasta. In altre culture l'etica dello Stato non sempre coincide con quei princìpi morali che regolano i rapporti fra i singoli; ciò non accade nella nostra società, dove esiste una consonanza perfetta tra princìpi etici che improntano i rapporti fra le grandi entità statuali ed i propri cittadini.

4) Metafisica, che cosa intendiamo con questo termine? Essa si può definire come parte della filosofia che studia l'essere in quanto tale, ossìa i princìpi primi della realtà. Nel passato della Terra la metafisica fu considerata la più importante delle branche della filosofia, che aveva il compito di validare o invalidare i postulati della logica. Si riteneva infatti che l'etica non portasse a nulla senza la premessa che l'individuo è un'unità autosufficiente, responsabile delle proprie azioni. La metafisica ha il compito critico di vagliare queste assunzioni, che venivano considerate provvisorie. I logici del XX secolo (Frege e Russell) capovolsero questa tesi ed affermarono che i princìpi della logica si applicano senza equivoci a qualsiasi pensiero senza bisogno della correzione o conferma della metafisica. Se le argomentazioni dei metafisici suggerivano che le leggi della logica, come il principio di non contraddizione, potessero non essere sempre applicabili, l'unica conclusione possibile era che le argomentazioni proposte fossero confuse. La metafisica non ci porta alla scoperta di verità scientifiche perché per sua natura non dà origina a predizioni sperimentalmente verificabili. Quale quindi l'utilità di questa disciplina? La speculazione metafisica stimola la conoscenza, ponendo oggetti d'indagine logicamente non conclusivi che, tuttavia, possono essere analizzati razionalmente. Ho accennato al problema dei rapporti tra la logica e la metafisica nella cultura terrestre per spiegare come nella cultura vulcaniana il problema sia stato efficacemente risolto mediante uno strumento logico-limitativo che circoscrive le pretese verità della metafisica. Questo strumento è stato ideato da Kiri-Khin-Tha's e costituisce la prima legge della metafisica vulcaniana ("L'irreale non esiste"). Da noi, su Vulcano, la metafisica è considerata una disciplina formale speculativa altamente formativa ed inclusa nei curricula scolastici destinati ai giovani, in quanto essa soddisfa le esigenze di conoscenza dei princìpi primi delle giovani menti, educandole contemporaneamente alla forma logica. La maggior parte della letteratura terrestre è ricca di riflessioni sulla morte, sull'aldilà ed altre problematiche escatologiche: pare che voi umani ne siate ossessionati. Il fatto è incomprensibile ed irrazionale. Certo, anche nel nostro passato i nostri progenitori si sono confrontati su questi temi, ma questo è un problema che riguarda l'archeologia. Comunque, vista l'importanza che questo tema riveste per gli umani, esporrò brevemente il punto di vista vulcaniano. Già nella storia del pensiero terrestre, Epicuro diceva: "La morte non esiste: quando c'è, non ci siamo noi; quando non c'è, noi ci siamo". Ciò è logico e condivisibile. Aggiungo con il vostro flosofo Wittgenstein che: "la morte non è evento della vita, la morte non si vive". Tutto ciò corrisponde sufficientemente al pensiero vulcaniano, ma per superare la paura irrazionale dell'ignoto, così tipica dell'uomo, consiglio la meditazione su di un'altra affermazione dello stesso filosofo sopra citato: "Di una risposta che non si può formulare, non può formularsi neanche la domanda" (dal "Mysticus").

Lunga vita e prosperità.

SADUK
U.A.V.S.




Scritto dai seguenti esseri - Written by the following beings

  • Giuseppe Ruiu aka "Saduk" 4094-A

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