Parte 1
«Allarme giallo! Capitano Picard in plancia!» tuonò
la voce di Riker. Picard, che dormiva il sonno dei giusti, in obbedienza
all'ordine perentorio della dott.ssa Crusher, fu svegliato di soprassalto.
Precipitatosi in plancia, comandò:
«Rapporto, Numero Uno!
Motivare l'Allarme Giallo!»
Riker lo informò rapidamente degli ultimi accadimenti: tre uomini
in ricognizione con una navetta erano misteriosamente spariti senza
lasciare traccia.
«Com'è potuto succedere, Data?» chiese Picard.
«Non lo so, Capitano. Non ho mai visto nulla di simile. La traccia
ionizzata si interrompe bruscamente e non ci sono tracce di relitti o
frammenti» rispose Data.
«Ricerca a largo raggio, Numero Uno! Trovateli ad ogni costo!» sbottò
Picard.
«Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione: esplorare strani, nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima»
Tornato seccato nel suo alloggio, Picard chiese al computer la schede
personali dei tre componenti l'equipaggio della navetta: i tenenti
Johnson e Busincu, e il guardiamarina Massahyu. Johnson, ufficiale
scientifico, aveva uno stato di servizio impeccabile. Busincu, ufficiale
della Sicurezza, era una testa calda, ma esperto e disciplinato all'occorrenza.
Quando lesse la scheda di Massahyu, Picard imprecò fra i denti:
era uno dei due guardiamarina Nausicani, freschi d'Accademia, imbarcatisi
alla Base Stellare 28, il loro ultimo scalo. Picard detestava i Nausicani,
per i ben noti trascorsi del suo primo imbarco. Massahyu, pur se tecnicamente
un ottimo elemento (si era diplomato col massimo dei voti), aveva però
collezionato una serie impressionante di richiami e sanzioni disciplinari.
Fra le tante imprese, spiccava un macabro scherzo giocato al famoso Rettore
dell'Accademia, il Tellarita Ster, teleportato a sua insaputa durante il
sonno in sala ologrammi, dove si risvegliò in una perfetta riproduzione
dell'Inferno di Dante, nel girone dei sodomiti, immerso fino al collo
nel letame bollente ed attorniato da dannati in cerca di appagante
"primo contatto". Le sue urla di terrore furono udite in tutta
l'Accademia, anche perché qualcuno aveva disattivato i
parametri di sicurezza e le uscite. Inoltre, Massahyu fu a lungo sospettato
di essere l'autore del sabotaggio operato sulla USS Flares ai danni della
doccia sonica di un altro Tellarita, che rischiò di incenerire.
Picard commentò fra sé:
«Ma chi me l'ha mandato questo qua? Sarà mica una ritorsione
di qualche influente Ammiraglio, offeso per... Dio solo sa cosa?! Ma
perché càpitano tutti a me?!»
Mentre Picard era immerso nell'impegnativa lettura della rocambolesca
scheda disciplinare del guardiamarina Massahyu, almeno 10 volte più
lunga della media, ricca di aneddoti pittoreschi e al limite dell'incredibile,
la porta alle sue spalle si aprì e qualcuno entrò di soppiatto
nella stanza.
«Ehilà, vecchio pirata! Come ti butta?» lo salutò
giovialmente l'Ambasciatrice Romulana
Uilah R'Tanet n'Ehhlih,
vecchia conoscenza del Capitano fin dai tempi della Stargazer, che a
causa del suo pungente sarcasmo era il terrore di tutte le rappresentanze
diplomatiche federali. Uilah era un imbarazzante "ospite di
riguardo" sull'Enterprise, grazie all'ennesimo accordo di distensione
coi Romulani.
«Uilah!» esclamò indispettito Picard, voltandosi di
scatto, «Da dove ti sei disoccultata? Ve lo insegnano al Tal Shiar
ad entrare senza bussare?»
Uilah, ignorando il commento del Capitano, continuò beffarda:
«Il tuo tirapiedi di latta mi ha informata che ti sei perso una
navetta con l'intero equipaggio. Mi sorprendi, Jean-Luc, un tempo non
ti sfuggiva nulla! Bah... sarà l'età... o magari ti sei
beccato la Sindrome Irumodica... càpita a voi umani...»
Picard, ripromettendosi mentalmente di destinare Data alla manutenzione
dei sistemi di riciclaggio delle scorie organiche per i prossimi 200
anni, tentò di minimizzare:
«Beh... in effetti... una delle nostre navette è scomparsa
dai sensori... ma abbiamo avviato un'indagine standard di livello 2...
attendo il rapporto da Riker a minuti... la situazione è del
tutto sotto controllo!»
«Ok, allora è proprio la Sindrome Irumodica!» annuì
Uilah, mandando in bestia Picard, che a stento si controllò.
«Grrrrmmph!... Vuoi cortesemente seguirmi in plancia,
Ambasciatrice?» disse Picard indicando la porta.
Riker, vedendo il Capitano nuovamente in plancia, gli si fece incontro
per esporgli le conclusioni dell'indagine a largo raggio.
«NULLA?!» sbottò Picard, seccato per la scomoda presenza
di Uilah, che lo tallonava ostentando una sarcastica condiscendenza.
«Capitano, le assicuro che abbiamo scandagliato lo spazio centimetro
per centimetro nel raggio di 1 anno luce, ma non c'è traccia della
nostra navetta!» intervenne Worf.
«Le probabilità che la navetta sia finita in un mulinello
tachionico sono inferiori ad 1,52342% e...» cominciò Data,
ma Picard lo interruppe bruscamente:
«Sig. Data, alla fine del suo turno si presenti nel mio alloggio.
Dobbiamo parlare...»
«Certo Signore», replicò Data, perplesso.
Riker disse, un po' a disagio: «A questo punto, Capitano, la prassi
impone di fare rapporto immediato al Comando di Flotta»
«Grazie, Numero Uno» rispose Picard, col tono più
gelido di un ghiacciaio di Rura Pente. Ne avrebbe fatto volentieri a
meno. Brusco, ordinò:
«Sig. Worf, contatti l'Ammiragliato e mi passi la comunicazione
nel mio ufficio!»
«Prego?! Ho sentito bene, Jean-Luc?» sibilò allibita
l'Ammiraglio Bette Traste, «Ti sei perso una navetta con a bordo uno
dei soli due Nausicani della Flotta Stellare? E guarda caso, fra i due,
proprio il figlio del Cancelliere Baakis?»
Picard cominciò a sudare freddo, mentre l'Ammiraglio tuonava:
«Il Cancelliere in persona aveva auspicato l'imbarco del figlio
sulla nave ammiraglia della Flotta Stellare! Ci sono in gioco i buoni
rapporti fra noi e i Nausicani, e i diritti sul loro dilitio! E tu ti vai
a perdere proprio quello lì?! Ma ti ha dato di volta il cervello?!
Girava voce che ti eri beccato la Sindrome Irumodica, ma pensavo che
fossero solo malignità. Mi devo forse ricredere?!»
Picard impallidì ma rispose fiero:
«Ammiraglio, ha la mia parola d'onore che faremo di tutto per
trovare quella navetta con tutto il suo equipaggio, fosse l'ultima
impresa che questa nave compirà sotto il mio comando! Picard
chiudo!»
I successivi 2 giorni passarono fra spasmodiche quanto infruttuose
ricerche a tappeto. Neppure uno spillo avrebbe potuto sfuggire, ma la
navetta sembrava essersi dissolta nel nulla.
La notte del secondo giorno Picard, stremato, fu tormentato da atroci
incubi. Era assimilato alla collettività Borg e ne percepiva i
pensieri, come tante altre volte in passato. Questa volta però
c'era qualcosa di diverso: i pensieri Borg non erano lineari, ma
disarticolati e confusi, e mischiati ad essi echeggiavano nella sua
mente parole, suoni, concetti oscuri. Gli parve di sentire frasi come:
«E oltrepassa!»
«Un riconoscimento a 9 di 10 perché è uno che sa
bere!», mentre distante echeggiava un'ancestrale melodia:
«15 uomini sulla cassa del morto... e una bottiglia di
rum...», interrotta a tratti da un boato cavernoso
con forte riverbero, seguito da un grido:
«Birraaaaa.... oste
della malora!»
Ed ancora:
«Tu, 5 di 8, ti strappo i polmoni, avanzo di Cottolengo!»
«E perché non vieni?»
«4... 6.... 3... murra!»
«Tu, 1 di 1, assimilato di scarti, striscia nel tuo tugurio, non
scocciare i veri Borg!»
Picard si svegliò urlando come un ossesso. Mai i Borg lo
avevano terrorizzato tanto. Allarmato da questo evento e con un nefasto
presentimento nell'animo, il Capitano si precipitò in plancia.
«Signor Data» chiese «Le risultano avvenimenti strani
ed incomprensibili in questo settore negli ultimi 2 giorni?»
Data, accigliato, rispose:
«In effetti, Capitano, ci sono giunte segnalazioni di strani furti
di materiale federale da varie basi del settore, con tecniche tipiche
dei Borg. Dai rapporti pare che siano stati asportati vari elementi di
cambusa, fra i quali diversi sintetizzatori industriali di bevande
alcooliche, attrezzature per Roulette, biliardo, Dabo e Dom-Chok,
una gran quantità di software erotico per ponte ologrammi, ed
inoltre... ???... Capitano, dalla Base Stellare 63 è appena
scomparsa un'intera compagnia di spogliarelliste di Orione che erano
là in tournée! Ma Capitano... tutto ciò non ha
alcun senso! Che se ne fanno i Borg di quel genere di cose?»
Picard, sempre più allarmato, ordinò: «Rotta per la
Base Stellare 63, Sig. Data! Massima curvatura!»
«Dritto di prua, Capitano!» indicò Riker.
Il cubo Borg si stagliava in tutto il suo orrendo splendore
contro la Base Stellare 63, che appariva inerte.
«Allarme rosso, Sig. Worf! Scudi al massimo! Posto di
combattimento!» ordinò Picard.
Data intervenne sorpreso:
«Capitano, i Borg ci stanno chiamando»
«Sullo schermo!» ordinò Picard.
«Io sono Bobotus dei Borg! La resistenza è futile! La forza
è irrilevante! Siete tutti fottuti! Aiò, pronti siete a
farvi assimilare?! Veloci, che i compari qui ci hanno fame!»
Picard, Riker e gli altri strabuzzarono gli occhi. Sullo schermo, il
guardiamarina Massahyu appariva ancora più truce del solito,
pieno com'era di tubicini ed innesti bionici dappertutto.
«Bleah, è orribile, fa proprio schifo!» commentò
Troi a mezza voce.
«Sì, sembra un motore Diesel del XX secolo!»
sogghignò l'Ambasciatrice Uilah, aggiungendo:
«Però non ci vedo una gran differenza da prima, direi anzi
che l'hanno migliorato».
«Sì, ma come diavolo parla?» chiese sorpreso Riker,
rivolgendosi a Picard.
«Non saprei, Numero Uno. Di certo usa un linguaggio
non-standard» rispose Picard, imbarazzato.
«Dai, vecchia spugna, fatti valere! In fondo è un tuo
sottoposto, no? In entrambi i mondi, dico...» disse ridacchiando
l'ambasciatrice al Capitano, mollandogli una leggera gomitata nelle
costole. Picard bonfonchiò un improperio in francese, fulminandola
con lo sguardo: non sopportava l'irriverente sarcasmo della scomoda
ospite, soprattutto quando gli rinfacciava di continuo i suoi trascorsi
Borg.
Worf urlò: «Siluri fotonici in arrivo! Impatto fra 2
secondi!!»
La plancia fu scossa più volte, mentre l'allarme rosso risuonava
su tutta la nave.
«Gli scudi tengono, Capitano!» urlò Data. Bobotus
dallo schermo ghignò:
«Vi sono piaciuti i confetti, vero? E questo è solo
l'inizio! Ora arrivano le bomboniere!»
«Indietro tutta! Manovre evasive! Leviamoci da qui, parbleu!»
tuonò Picard.
«Non riusciamo a sganciarci, Capitano! E sono più veloci
di noi!» urlò Data, mentre a tratti piovevano altri siluri
fotonici, che peraltro non provocavano danni rilevanti. I Borg giocavano
al gatto col topo. Riker suggerì:
«Capitano, forse l'idea dell'Ambasciatrice Uilah non è tanto
male! Provi a parlarci, forse quel Bobotus la ascolterà!»
«Ok, Numero Uno, tentiamo»
«Bobotus! Io sono Locutus dei Borg! Tu non operi a vantaggio della
Collettività! La tua assimilazione non è avvenuta
correttamente! Cessa subito ogni azione ostile contro questa nave!»
«Ooooh! E cosa sono queste confidenze? Cosotus chi? Ma ci sei
venuto o ti hanno mandato? Guarda che non hai capito, bello bé!
Qui comando io!»
Bobotus si chinò alla propria destra, sollevò un'enorme
pinta colma e tracannò mezzo gallone di birra romulana d'un
fiato. Seguì uno spaventoso rutto, ed infine Bobotus
chiosò:
«Col prossimo ti faccio biondo!»
Picard, furibondo, comandò:
«Basta!! Io ci rinuncio!! Trovate l'altro Nausicano, magari fra di
loro si capiscono meglio!»
Nel bar di prora, abituale luogo di ritrovo dell'equipaggio, un Nausicano,
in evidente stato di ebbrezza, in piedi sul bancone della furente Guinan,
declamava le sue mirabolanti imprese, degne del Barone di Munchausen,
davanti ad un pubblico per metà entusiasta (la parte maschile) e
per l'altra metà disgustato (la parte femminile).
«Io sono Pyllolla, il più grande guerriero della Galassia!
Il solo eco del mio nome porta terrore ai vili e ai codardi! Io che ho
bevuto d'un fiato un'intera pinta di Brandy Sauriano con dentro un
simbionte Trill vivo! Quel gustoso vermicello suscita ancora in me dolci
ricordi! Io che ho defecato nel lago dei Mutaforma, quelle informi amebe,
in spregio al terribile Dominio! Io che ho umiliato nell'arena 50
dei migliori guerrieri Talariani, quei buffoni da parata! La sera la
passai a rendere finalmente paghe le loro donne! Io che ridussi al
silenzio quell'infame tronfio pagliaccio di Duras, che suo padre
generò con una femmina di targh! Ricordo ancora il dolce sapore
del suo sangue Klingon e...»
«E quella parte la ricordi proprio male» disse Worf,
irrompendo nel bar con la squadra di sicurezza.
«Beh... non mi precedesti che di pochi istanti, amico. Esitai solo
per vedere se ne eri capace! Tu sai che Io ho bevuto il sangue dei miei
nemici nel loro stesso cranio, e questo era il meglio che potesse
capitargli! Il mio nome è foriero di morte!»
A quelle parole, Worf estrasse impassibile il phaser e tirò
giù il borioso Nausicano come un sacco vuoto, fra le braccia degli
uomini della sicurezza. Il Tenente Ortega osservò:
«Sig. Worf, avremmo potuto prenderlo a mani nude senza
difficoltà. Non era necessario l'uso del phaser»
«Tenente, qualsiasi alternativa sarebbe stata assai
meno gratificante» rispose Worf.
Il guardiamarina Pyllolla si risvegliò in plancia, ancora stordito
dagli effetti combinati dell'alcool e del phaser, sotto lo sguardo
minaccioso del Capitano. Picard lo afferrò per la giubba e disse
a muso duro:
«Stammi bene a sentire tu! Ora parlerai col tuo amico e lo
convincerai a smettere! Sono stato chiaro?!»
Pyllolla, sbigottito, fissò sullo schermo Massahyu intubato, e
ridacchiando disse:
«Ti ridussi assai peggio quella volta che osasti ledere l'onore
della mia famiglia!»
Bobotus tuonò:
«O Pyllolla! Io ti crepo! Le tue parole sono solo vento! Tu,
infimo verme mangiaterra! Figlio di molti padri! Sei noto nei peggiori
lupanari e ti accontenti pure di un compenso modesto!»
Pyllolla scattò in piedi e ribatté furioso:
«Certo! Fu lì che conobbi tua sorella! Ero l'unico maschio
che quella povera donna potesse permettersi! E ti garantisco che non se
ne pentì affatto!»
Bobotus, sempre più alterato in volto e voce, ringhiò:
«Tu, mendico cencioso senza nome! Ti spedirò ad osservare
i fiori dalla parte delle radici! Giusto come concime puoi servire a
qualcosa!»
Mentre i due compari proseguivano nella loro battaglia verbale, Picard,
Riker, Troi e Worf si guardarono in faccia a bocca aperta, sconcertati.
«Per fortuna che sono amici» commentò disgustata Troi.
«Sono tutte bestie, ed io sono il loro capo!» mormorò
disperato Picard, coprendosi il volto con le mani.
«Me lo lasci uccidere, Capitano, solo un pochino»
ringhiò basso Worf.
Solo Data rimaneva impassibile.
«Interessante, Capitano» osservò l'androide,
«Bobotus ha riconosciuto subito il guardiamarina Pyllolla e lo
tratta confidenzialmente, rispondendogli a tono. Ciò significa
che una parte della mente del guardiamarina Massahyu sopravvive in
Bobotus nonostante l'assimilazione»
«È vero! Ciò potrebbe tornare a nostro vantaggio,
Jean-Luc. Mi è venuta un'idea...» ghignò Uilah.
fine della prima parte
per la seconda parte clicca qui
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